Saggezza popolare e convinzioni

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SAGGEZZA POPOLARE E CONVINZIONI

Liberarsi dei luoghi comuni e delle convinzioni limitanti

Sono cresciuto in una famiglia di umili origini. I miei genitori sono figli della Seconda Guerra Mondiale, così come i loro erano figli della Prima. Allora la cultura era qualcosa a cui pochi potevano accedere e i titoli di studio frazionavano la società quanto e forse più del denaro (benché le due cose fossero, in qualche modo, collegate). E’ per questo motivo che, quando ero bambino, buona parte della cultura dei miei genitori rientrava nella cosiddetta saggezza popolare. Quando volevano insegnarmi qualcosa, ad essa facevano ricorso, perché era stata la loro maestra di vita e, se aveva funzionato per loro, doveva funzionare anche per me.

Uno dei modi in cui la saggezza popolare si esprime è attraverso i proverbi. La mia mamma, in particolare, è cintura nera di proverbi. Ne ha letteralmente uno per ogni situazione e vi assicuro che non esagero.

Tuttavia crescere a pane e proverbi ha avuto anche delle controindicazioni. In primis il fatto che ogni proverbio è espressione di una convinzione e, come sappiamo, le convinzioni sono verità soggettive che gli individui tendono ad assumere come assolute. In secondo luogo, per quasi tutti i proverbi ne esiste uno che afferma sostanzialmente il contrario. Volete qualche esempio:

  • Chi fa da sé fa per tre” trova il suo opposto in: “L’unione fa la forza
  • Chi va piano va sano e va lontano” ha un proverbio sostanzialmente contrario in “Chi tardi arriva male alloggia”
  • Chi ha tempo non aspetti tempo” è una verità contraria a “La fretta è una cattiva consigliera
  • Il mondo è bello perché è vario” dice l’opposto di “Tutto il mondo è paese

Potrei andare avanti per molto, ma rischierei solo di annoiarvi. Ci tengo però a riportare le mie due coppie di opposti preferite:

  • Finché c’è vita, c’è speranza” contro “Chi di speranza vive, disperato muore” e
  • Chi troppo vuole nulla stringe” versus “Chi non risica, non rosica

Il bello è che mia madre era capace di riportarli entrambi, in situazioni diverse, con la stessa, identica, disinvoltura. Capite che non è stato facile orientarsi tra l’essere veloci e il muoversi con cautela, tra il nutrire la speranza e abbandonarsi alla rassegnazione, tra il fare affidamento solo su se stessi e il cercare la collaborazione degli altri.

Fortunatamente, ad un certo punto della mia vita, ho cominciato a ragionare con la mia testa e ho messo in discussione un po’ di luoghi comuni su cui “ero stato costruito”. Vi assicuro che non è stato facile liberarsi di convinzioni che fino a quel momento consideravo verità assolute.

Nessuna verità lo è, ma servono gli strumenti giusti e la voglia di mettersi, almeno un po’, in discussione.

Uno dei modi che trovo più efficaci per mettere in discussione una convinzione limitante consiste nel ripercorrere al contrario il processo che determina la sua creazione (la cosiddetta Scala d’inferenza):

Una convinzione, per una persona, è una verità basata su un’opinione, scaturita da un’interpretazione di una significato soggettivo dato ad una porzione della realtà.

Quante volte iniziamo un discorso dicendo “sono fermamente convinto che…”?

Non c’è niente di male nell’avere delle convinzioni, tanto più se esse ci aiutano a far cose che ci fanno stare bene. Il problema esiste quando queste convinzioni ci bloccano o ci portano a fare o dire cose che ci provocano malessere. In quei momenti, ricordarsi che stiamo guardando solo una faccia della Luna, ci può aiutare a ridimensionare il peso delle nostre credenze e ad aprirci a nuovi punti di vista.

E poi stimiamoci di più, noi non siamo quella convinzione: siamo molto, molto di più!

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Questo post ha 1 commento

  1. Alessia on settembre 3, 2018 at 16:13 Rispondi

    Uno degli aspetti peggiori delle convinzioni è che, perlopiù, vengono accettate in modo acritico. Ci sono convinzioni che possono diventare ostacoli, e diventarlo senza nemmeno essere state esaminate. L’importante, in situazioni simili, è sempre chiedersi quanto un pensiero sia personale e veritiero e quanto sia un punto di vista esterno dato per buono senza farsi le dovute domande.

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