Abolire l’Innovazione

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Qualche tempo fa ho scritto della mia gestazione di un discorso che avrei dovuto tenere ad un barcamp dedicato all’Innovazione. Avevo promesso, anche, di riportare il teso dell’intervento.Le promesse, di solito, le mantengo. Ecco qui il mio discorso.

sognatore

Se esiste una parola che, in tempo di crisi, dovrebbe essere abolita è: Innovazione. Esiste oggi una mitologia sull’innovazione che, per prima cosa, è deleteria per la vera innovazione.

La quasi totalità dei bandi pubblici a sostegno di creazione di impresa o di finanziamenti di idee imprenditoriali è sempre rivolto a imprese o idee “innovative”, meglio se accompagnate dalla denominazione di start up.

Voglio evitare di definire cos’è l’innovazione, ma mi piacerebbe tratteggiare alcune caratteristiche di coloro che sono definiti “innovatori”.

Gli innovatori, oggi, seguono la regola delle 3 CON: CONnessione, CONdivisione, CONtaminazione.

Gli innovatori sono naturalmente connessi alla rete, essendo connessi, naturalmente condividono le proprie idee, le proprie aspirazione ed il proprio impegno, grazie alla condivisione, spontaneamente sono portati alla contaminazione di idee, di materiale e di media.

Una volta il loro habitat era il garage, oggi è il Coworking, inteso come luogo ideale della estrinsecazione delle 3 CON.

All’interno di questi “luoghi”, anche la percezione della “crisi” è diversa.

L’ideogramma cinese della parola crisi è l’insieme dei segni che significano pericolo più opportunità.

Gli innovatori sono contro il pericolo, ma sono disposti a correrlo, ed a favore dell’opportunità.

Oltre la siepe, infatti,  può esserci il buio o l’infinito.

Gli innovatori non passano la vita a chiederselo, ma saltano la siepe per scoprirlo.

Poco importa se cadono e si fanno male. Il fallimento, per loro, non è una condanna sociale, ma solo un avvenimento da superare.

Cadere sette volte e rialzarsi otto.

Mai questo proverbio cinese è stato più adatto per gli innovatori.

Essere innovatori non vuol dire solo cadere e rialzarsi.

Essere innovatori è un habitus mentale.

Gli innovatori, infatti, prediligono:

  • il decidere versus il potere di veto;
  • il pensiero laterale versus il pensiero orizzontale;
  • la responsabilità versus la rassegnazione;
  • l’azione versus la reazione;
  • la società liquida ed aperta versus l’immobilismo;
  • i nuovi diritti versus i vecchi privilegi;
  • le start up versus “piove, governo ladro”.

Il “piove, governo ladro” è inteso come un mantra autoconsolatorio ed autoassolutorio nei riguardi di un atteggiamento di rassegnazione ed inazione.

Per usare una terminologia tipica del coaching, gli innovatori prediligono il futuro desiderato versus un presente percepito che non piace.

E non è un caso se proprio dal contrasto tra presente percepito e futuro desiderato nasca quella crisi di autogoverno da cui può generarsi il cambiamento.

Per gli innovatori, intesi come tratteggiati poco di sopra, Internet diviene non solo il “luogo” di incontro e di scambio, ma un vero e proprio diritto fondamentale, anzi IL DIRITTO.

Possiamo rappresentare tutta questa serie di atteggiamenti mentali in una ipotetica coppia di assi cartesiani.

Sull’asse delle x mettiamo l’Innovazione, sull’asse delle y mettiamo la creatività.

In base alle diverse combinazioni di Innovazione e Creatività positiva e negativa  si creano così quattro quadrati, associabili a diverse categorie:

  1. Innovazione (segno -) e Creatività (segno +) : SOGNATORI SPRECONI;
  2. Innovazione (segno -) e Creatività (segno -) : CONSERVATORI IMMOBILI;
  3. Innovazione (segno +) e Creatività (segno -): IMITATORI LIQUIDI;
  4. Innovazione (segno +) e Creatività (segno +): INNOVATORI CREATIVI.

I Sognatori Spreconi sono quelle persone che passano il loro tempo ad immaginare di fare le cose senza mai passare all’azione.

I Conservatori Immobili sono quelle persone che fanno le cose perchè “si è sempre fatto così”.

Gli Imitatori Liquidi sono quelle persone che prendono i prodotti, intesi in senso lato, degli innovatori è li modificano per andare incontro ai gusti della maggioranza.

Gli Innovatori Creativi sono i “visionari”, sono quelli rimasti “affamati” e “folli”. Sono quelli che creano vie dove sembrano non esserci. Probabilmente nella produzione saranno superati dagli imitatori liquidi, ma, senza l’idea degli innovatori, gli imitatori non avrebbero avuto niente da fare.

Queste “categorie” hanno dei loro verbi di riferimento, che sono:

  • per i Sognatori Spreconi è ASPETTARE;
  • per i Conservatori Immobili è RINUNCIARE;
  • per gli Imitatori Liquidi è MODIFICARE;
  • per gli INNOVATORI CREATIVI è CREARE, (nomen omen).

Capite benissimo, nonostante questi pochi appunti, come l’Innovazione, descritta all’inizio come qualcosa di nebuloso, debba essere abolita per aiutare gli Innovatori Creativi a liberare la loro energia.

Abolire l’innovazione per l’azione degli innovatori.

Grazie



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Questo post ha 9 commenti

  1. FabCip on ottobre 20, 2013 at 10:44 Rispondi

    Caro Antonio,
    Non riesco ancora ad abituarmi alla tuo sagace spirito di osservazione che, quasi come un bisturi, riesce a selezionare chirurgicamente il problema ed il nocciolo critico.
    Sappi che, per un logorroico come me, sei fonte di tantissima invidia.
    Vale per te quello che ho scritto a Donatello e spero di essere all’altezza delle aspettative.
    Un abbraccio positivo…

  2. FabCip on ottobre 20, 2013 at 10:41 Rispondi

    Maurizio Donatello, anzitutto ti ringrazio non solo per aver letto il mio intervento, ma, soprattutto, per vermi aperto delle prospettive inattese a cui, forse, non avevo neanche pensato.
    Mi riservo di rifletterci sopra e spero di poter darti un mio contributo che già so non essere esaustivo.
    Grazie mille di nuovo…

  3. FabCip on ottobre 20, 2013 at 10:39 Rispondi

    Grazie davvero di cuore ad Antonella, Cristina e Franco.
    Riuscite sempre, con poche parole, a centrare il cuore di una persona.
    CONtinuate così…

  4. Maurizio Donatello on ottobre 17, 2013 at 23:09 Rispondi

    Possiamo definire l’Innovazione come la modificazione di un sistema effettuata introducendo in esso qualcosa di nuovo? (dove per sistema intendiamo un composto di diverse parti che operano in modo coordinato, come ad esempio un’azienda)
    Se siamo d’accordo su questa definizione, le parti che formano il sistema, e cioè essenzialmente le persone, nel caso di un’azienda, partecipano all’innovazione con quale livello di “coscienza”? Possiamo dire che dipende dall’entità del cambiamento?
    Se la mutazione è parte di un cambiamento più complesso, è plausibile pensare, essendo le persone esseri umani, che entrino in gioco fattori istintivi, che fanno agire le persone, volendo o non volendo, verso una determinata direzione? Magari quella naturalmente più conveniente (che prescinde dagli interessi dei singoli). In questo caso, ciascuna “categoria associativa”, se svolgerà il proprio ruolo fino in fondo (cioè ciascuno sarà autentico nel suo modo di essere), indipendentemente dal suo livello di coscienza farà quello che deve fare, e il processo innovativo porterà dove deve portare. E non ci sarà bisogno di nessun coach… Quindi, chi ha bisogno del coach? Beh, se valgono queste ipotesi, nessuna delle 4 categorie. A meno che una persona, di una qualsiasi delle 4 categorie, non entri in crisi di autogoverno, e non è più sicura di quello che deve fare…

  5. Antonio Cecere on ottobre 17, 2013 at 21:41 Rispondi

    molto molto interessante, grazie assai

    Viene da chiedersi: quali categorie associative vanno maggiormente sensibilizzate al coaching, a seconda del diverso grado di “coscienza” innovativa che le caratterizza?

  6. Franco Rossi on ottobre 16, 2013 at 08:57 Rispondi

    L’innovazione è il risultato di un processo fatto di azioni ispirate, consapevoli, volute, ecc… l’innovazione è un mezzo non è il fine!

    Grazie Fabrizio…

  7. Cristina Maffeo on ottobre 15, 2013 at 14:15 Rispondi

    Bello! Bello! Bello!
    Mi piace molto questo tuo articolo; ho sempre pensato che l’innovazione è l’abilità di vedere il cambiamento come un opportunità e non una minaccia.
    Grazie!

  8. Maurizio Donatello on ottobre 15, 2013 at 11:35 Rispondi

    Grazie FabCip. E’ un discorso molto interessante che induce a riflettere. In particolare la mia attenzione si è spostata dalla descrizione dell’osservazione delle varie figure, all’analisi della loro funzione.
    Mi sono chiesto: sognatori spreconi, conservatori immobili e imitatori liquidi… sono figure inutili oppure svolgono comunque una loro funzione necessaria in un determinato contesto? In altre parole, dobbiamo essere tutti innovatori creativi per avviare un determinato processo positivo? E poi, gli innovatori creativi da dove prendono l’energia che devono liberare? E’ già in loro, rispetto agli altri che non hanno energia o hanno energia non positiva?
    Non sto parlando a livello individuale… è chiaro che se consideriamo singolarmente un sognatore sprecone… per definizione sarà un inconcludente e quindi per sè stesso, il suo sarà un modo di essere inutile (almeno nell’immediato… e comunque non sono sicuro nemmeno che lo sia se consideriamo il suo processo “evolutivo”). Ma ampliando la prospettiva… non so… potrebbe avere un ruolo di stimolo (anche se negativo, può darsi che l’innovatore creativo ne abbia bisogno per calibrare la sua azione) per gli innovatori creativi o anche essere uno che rinuncia (sia pur inconsciamente) alla propria energia per trasmetterla, in un certo senso, e accumularla in una sola persona, che poi assume la veste di innovatore creativo? Un pò come i gregari nel ciclismo che lavorano per poi lasciare spazio al loro capitano che punta alla vittoria.
    Personalmente, non ho risposte a queste domande… ma forse la soluzione sta nell’ “autenticità” del modo di essere.

  9. Antonella Frigato on ottobre 15, 2013 at 10:06 Rispondi

    Quanta intuizione creativa in una bustina di zucchero…
    CONtinuiamo a CONtagiarci ;-)
    Grazie FabCip

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