…e se riuscissi ad addomesticare il mio cappello?

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…e se riuscissi ad addomesticare il mio cappello?

Il metodo dei sei cappelli, inventato da Edward De Bono, offre una nuova modalità di scomporre il pensiero, rendendolo meno confuso e quindi più facilmente utilizzabile.

Ma che cosa rende complicata una situazione?
E’ la complessità del nostro pensiero o la nostra incapacità di affrontare una determinata situazione?
E per noi, che cosa rappresenta per noi la soluzione? E’ il raggiungimento di un obiettivo o piuttosto il percorso che abbiamo fatto per arrivarci? In quale modo decidiamo che un problema è stato risolto? Quando non si ripresenta più o quando saremo  in grado di riconoscerlo e quindi di affrontarlo con modalità diverse?
Mah…quante domande….. e se riuscissi ad addomesticare il mio cappello? Potrei programmarlo in un certo modo così da non dovermici più arrovellare….. Dopotutto il Coaching è un metodo per sviluppare le proprie potenzialità. Eh, ma per farci cosa? Oh, ecco una domanda interessante…per farci cosa?

Proprio oggi ho terminato un libro di Marianne Williamson in cui si legge:
“Concentrarsi solo sul potenziale umano e non sulla capacità umana significa rimanere impotenti”

Come????…..e continua:

“ La capacità si esprime nel presente. E’ immediata. La chiave per accedervi non sta in ciò che abbiamo dentro, ma in ciò che siamo disposti a fare e a dare attraverso ciò che abbiamo dentro. La differenza tra coloro che ‘vivono il loro potenziale’ e coloro che non lo fanno, non sta nella grandezza del loro potenziale, ma nel fatto che permettono a loro stessi di viverlo nel presente.”

Hei!.. Questo si che mi risuona. E’ la mia R di SMARTER e la mia M di PERMA.

Allora scelgo di aprire, non di addomesticare.
Scelgo di liberare, non di scomporre.
Scelgo di lasciare andare, non di trattenere.
Decido di dare. Incondizionata-mente. Perché solo ciò che non abbiamo dato ci più mancare.
Abbiamo sempre tantissimo da dare incondizionata-mente: ascolto, fiducia, un sorriso, un abbraccio.
E’ una risposta mentale che va in un’altra direzione. Una scelta coraggiosa e consapevole che richiede un allenamento costante, determinato. Dove l’obiettivo non è più il risultato, ma la risultante. Dove lo scopo non è il fine, ma il mezzo. E’ quello che fa la differenza tra il dono e lo scambio. E’ l’andarci dentro, passarci attraverso.
Un viaggio che può essere fortemente disorientante. Come vedere l’invisibile, credere all’incredibile e ricevere l’impossibile.
Ma è quello che facciamo ogni volta che decidiamo di dare ciò che di più prezioso abbiamo in quel momento.
Cominciando da noi stessi.

E che l’avventura continui…



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