Aprire la mente all’intuizione

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Quello che vorrei presentare qui, in questo mio primo articolo, è una riflessione sull’intuito e la creatività. Cosa significa essere creativi? Come si fa ad essere creativi?
Supponiamo di ragionare all’interno di un quadrato, dove i lati dello stesso sono i nostri limiti di pensiero. Qualunque pensiero proiettiamo “cozzerà” contro i lati e ricadrà dentro il quadrato. Qualunque soluzione cerchiamo non possiamo che trovarla all’interno del quadrato, dato che i limiti ci impediscono di andare oltre.

Per trovare una soluzione creativa, originale, diversa dal solito dobbiamo uscire fuori dal quadrato. Come? In che modo?
Dobbiamo capire innanzitutto cosa sono questi limiti.

Di cosa sono fatti i lati del quadrato? Cos’è che limita la nostra capacità di trovare soluzioni fuori del quadrato?
I limiti sono le nostre convinzioni, il nostro modo di pensare, i nostri schemi mentali, derivanti dall’influenza del luogo e del tempo in cui viviamo, dalle persone che frequentiamo, dall’istruzione che abbiamo ricevuto e dalle esperienze che abbiamo fatto. Per quanto vasta possa essere la nostra esperienza, tutti abbiamo il nostro quadrato e la proiezione di pensieri verso l’infinito non può che essere uno stato momentaneo… mi risulta difficile pensare ad una persona senza “limiti” in maniera permanente. Il “nostro” quadrato, se non altro, ci distingue ognuno dagli altri. Una persona senza quadrato non ha più la sua individualità (ma questo è un altro discorso).
Raggiungere uno stato mentale “creativo” significa riuscire a togliere, almeno per un attimo, i paletti che delimitano il quadrato, in maniera da poter spaziare liberamente con il nostro pensiero nell’infinito e accogliere l’intuizione che ci farà trovare la soluzione “originale”.

In che modo è possibile raggiungere uno stato mentale “creativo”?
Mi viene in mente l’immagine di una mamma che dà da mangiare al suo piccolo bambino. Avvicina dolcemente il cucchiaino alla sua bocca e il bambino mangia. Capita a volte che non voglia mangiare… allora la mamma ricorre al trucco dell’aeroplanino… il cucchiaino è un aeroplano che vola…vola… e atterra nella bocca del bambino… e il bambino, che prima non voleva mangiare, ora mangia.
Tutti noi siamo stati quel bambino. Poi siamo cresciuti e abbiamo sviluppato la nostra parte razionale. Anche il bambino ha avuto col tempo la sua evoluzione, ma rimane pur sempre dentro di noi, e le sue caratteristiche rimangono pur sempre le stesse; così come la razionalità, indipendentemente dal suo livello di sviluppo, ha sempre le stesse determinate caratteristiche.
Ora… i limiti del nostro quadrato, sono almeno di due tipi: limiti derivanti dalla nostra parte razionale e limiti derivanti dal “bambino”.
Se una persona è all’interno di una stanza quadrata, e dice a se stesso: “Questa stanza è il quadrato entro cui lascio spaziare i miei pensieri. Voglio superare i miei limiti per trovare una soluzione creativa”. Poi si muove ed esce dalla stanza in cui si trova. Con questo “gesto” la persona ha cercato di entrare in uno stato creativo. E’ questo il modo per uscire fuori dal quadrato?
Io dico che con questo “gesto” è possibile convincere il “bambino” dentro di noi… è facile “convincerlo” ad eliminare le sue resistenze (così come ha fatto la mamma per farlo mangiare). Ma ovviamente dobbiamo fare i conti con la nostra parte razionale. Ora… secondo me, il bambino va convinto con l’immaginazione, le visioni positive, e i “gesti”, mentre la parte razionale va convinta con il ragionamento: è chiaro che se esce dalla stanza, la persona non farà altro che uscire dalla stanza!! Però si può anche dire, che il movimento del corpo, o l’immaginazione e la visualizzazione fanno attivare l’emisfero destro del cervello… e quindi spostare l’attenzione da quello sinistro (sede della logica e dell’intelletto) a quello destro. Quindi quell’uscire dalla stanza, non è più solo un semplice “uscire dalla stanza” ma può avere una valenza più profonda… fino ad essere a certe condizioni “uscire dal quadrato”. Ma è proprio così? Avviene proprio questo dentro di noi? Io dico che è irrilevante… possiamo accontentarci del “è verosimilmente così”… dato che a noi interessa solo che la nostra mente l’accetti per “liberarsi”. Una volta libera, l’energia del bambino (se focalizzata sull’obiettivo), attirerà l’intuizione giusta.
Quindi, convinciamo la nostra parte razionale, in modo da non avere più alcun dubbio, e poi con visualizzazioni e “gesti” agiamo sul bambino… quando non abbiamo più dubbi e sentiamo dentro di noi “scalpitare” il bambino verso la soluzione, allora siamo in uno stato mentale “creativo”. Se abbiamo dei dubbi, vuol dire che c’è ancora qualche paletto che tiene su i lati del quadrato. Se non sentiamo il bambino scalpitare, significa che non lo abbiamo convinto e quindi non avremo abbastanza “energia” per trovare la soluzione. Occorrono entrambi.

Esistono molti esercizi e tecniche creative; E. De Bono, ad esempio, nei suoi numerosi testi ne presenta di diversi tipi; ma quasi tutti presuppongono che l’obiettivo da raggiungere sia già ben specificato e fissato e che il bambino già “scalpiti” da sé verso lo stesso. Due questioni affatto scontate e tra l’altro di notevole interesse per chi si occupa di sviluppo del potenziale umano.

Ringrazio gli ideatori per aver creato questa piattaforma in cui poter proporre e condividere esperienze professionali e nuove idee.



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Questo post ha 3 commenti

  1. Maurizio Donatello on ottobre 7, 2013 at 11:23 Rispondi

    Grazie Franco e grazie Antonella.

  2. Antonella Frigato on ottobre 5, 2013 at 12:38 Rispondi

    Un Grazie anche da parte mia
    e uno “scalpitante” Benvenuto ;-)

  3. Franco Rossi on ottobre 4, 2013 at 19:42 Rispondi

    Ciao Maurizio,
    grazie a te per il tuo contributo dato attraverso questo interessante articolo. In esso emerge tutto il tuo interesse autentico allo sviluppo personale e alla ricerca costante di possibili vie innovative e concrete per la sua realizzazione.

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