Il tempo senza ATTENZIONE è inutile

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Sul tempo ci siamo già soffermati un’altra volta… ora tocca all’attenzione!

Partiamo dalla definizione che più comunemente troviamo su vocabolari e/o manuali: è un processo cognitivo che permette di selezionare stimoli ambientali ignorandone altri.

Il termine attenzione poi, compare simpaticamente in tanti aforismi, modi di dire e …. si, spesso – troppo spesso per i miei gusti – nella nostra cultura la sentiamo usata/abusata dalle mamme in locuzioni tipo … fai attenzione! Stai attento! Ti avevo detto di fare attenzione!

Ma che cosa realmente si intende con tale termine?
einQuello che emerge leggendo qua e la è che è sicuramente un processo estremamente articolato e complesso…. Ma ci sono alcuni aspetti dell’attenzione davvero intriganti che, a mio modo di vedere, se conosciuti ci permettono di cambiare il nostro approccio con l’incertezza e quelle situazioni che definiamo casuali in grado di sconvolgere tutto sia a livello individuale che sociale ☺

E’ una strada a doppio senso….
È una lente con la quale vediamo/ascoltiamo/annusiamo/assaporiamo/tocchiamo tutte le cose che ci circondano, che nel loro insieme definiamo mondo ☺

Facciamo insieme un passo per volta ….

Il processo venne per la prima volta descritto dagli psicologi della Gestalt evidenziando come questo sia estremamente importante sia nella elaborazione delle informazioni – imput – che nella elaborazione del pensiero ed azione che giungono successivamente – output.

Sarà poi il pioniere della psicologia e filosofia W James che affermerà come l’attenzione consiste nella chiara presa di possesso della mente di 1 dei molteplici e possibili oggetti su cui soffermare il pensiero.

E’ questa l’attenzione focalizzata, che permette al soggetto di individuare gli obiettivi. Questi ultimi diventano così i goals auto-determinati!

L’attenzione focalizzata è però determinata dall’attenzione selettiva e dall’attenzione sostenuta. Ecco… le cose si complicano… cosa significa?

E’ l’attenzione selettiva che ci permette di gestire ed elaborare le diverse e simultanee fonti di informazione. Siamo così in grado di selezionarne una parte, scartandone altre, ed elaborarle in modo efficace-efficiente.

L’attenzione sostenuta permette – di contro – un’elevata concentrazione focalizzata protratta nel tempo.

Ma c’è qualcosa di più… si parla infatti di attenzione top down e top up!

Sono proprio queste ultime, che integrate a quanto fin qui detto, ci permettono di vivere in modo originale ed innovativo i momenti di crisi – momenti turbolenti ed incerti. Sono questi i momenti durante i quali le nostre certezze più solide sono messe a dura prova da quelli che chiamiamo: Imprevisti.

Terribili e vissuti male fin dai tempi in cui giocavamo a Monopoli (! c’era sempre uno stabile da riparare o un conto dal medico da pagare !), gli imprevisti sono quei momenti in cui la realtà entra in collisione con le nostre aspettative, quando infrange i nostri schemi!

Ma torniamo all’attenzione top-down e top-up che sicuramente conoscete perché la praticate in ogni momento!

Normalmente ci concentriamo solo su una piccola parte di ciò che accade intorno a noi in ogni istante. Quando lo facciamo stiamo concedendo loro un’attenzione top-down, cioè dall’alto verso il basso, questo significa che stiamo utilizzando consapevolmente uno dei nostri 5 sensi per prendere in esame qualcosa.

ad esempio….. l’attenzione top-down è quella del sapore del pane appena sfornato ma è anche quella che ci permette di tenere i figli sotto controllo qualora girassero tra gli scaffali del supermercato.

Forse un termine più familiare è controllo!

Poi c’è anche l’attenzione top-up….. e cioè…?

Generalmente parliamo di imprevisti, quelli che liquidiamo con una scrollata di spalle proseguendo nel nostro camino tracciato e prevedibile che stavamo facendo prima che quell’interferenza percettiva disturbasse i nostri sensi.

Ad esempio …. ad un tratto compare un odore particolare oppure state guidando ed un cartellone pubblicitario attira l’attenzione oppure qualcosa da dietro un cespuglio scatta verso di noi.

In realtà definirli imprevisti è improprio poiché secondo la scienza statistica per essere definiti tali dovrebbero anche avere la caratteristica di rarità rispetto alle aspettative.

Ma tornando al nostro concetto di attenzione, che ora abbiamo conosciuto nei dettagli, è più chiaro come questa sia un processo che sviluppa nel soggetto quella forza positiva che apre la mente ed induce a pensare cose nuove, alimentando così la creatività!

E’ l’attenzione che permette la migliore gestione di quelli che comunemente definiamo momenti di crisi in cui si è avviluppati da una ragnatela, incapaci di superare lo scoramento, il pessimismo e l’impotenza.

Sono questi stessi momenti in cui bisogna abbandonare abitudini inefficienti ed aprirsi alle potenzialità dell’imprevisto.

Gli eventi inaspettati – gli imprevisti – che per convinzione comune sono da temere, evitare, scongiurare sono piuttosto da ricercare e da augurarsi che si verifichino.

E allora… state attenti … agli imprevisti ☺

Fonte:
Quando meno te lo aspetti – M Lidkvist – Sperling & Kupfer Ed.
L’essenza del coaching – A Pannitti e F Rossi – FrancoAngeli Ed.



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