Business coaching for dummies

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Lungi da me plagiare la famosa e “fortunata” serie editoriale, con questo articolo vorrei rispondere, in realtà, alla domanda:

“Quando l’imprenditore può scegliere un coach e quando un consulente?”

Premesso che ognuno può fare la sua scelta, credo che una riflessione in proposito possa tornare utile.

Rispondo per quella che è la mia esperienza su micro piccole e medie imprese nel Centro-Italia.

Sinteticamente, partiamo dalle definizioni:

Il coach è una figura professionale che si allea con il cliente (coachee) al fine di traghettarlo dalla posizione attuale a quella desiderata, utilizzando appunto il metodo del coaching.
Il coach non è necessariamente più esperto, potrebbe anche non conoscere affatto il settore specifico di riferimento.
Utilizza un metodo che attraverso la relazione, domande potenti, riepiloghi e quant’altro permette di sistematizzare le idee, trovare chiarezza, motivazione, decisione… e quindi guidare nell’azione. Ma gli obiettivi sono e restano del cliente/coachee.

Il BUSINESS COACH nello specifico supporta il cliente nel raggiungimento di obiettivi di business. Bene.

Il consulente invece è un esperto di uno specifico settore, adotta soluzioni normalmente già sperimentate e, a differenza del coach, mette a disposizione un programma e fornisce consigli su quella che secondo lui è la strada migliore da seguire. Indica anche quali sono gli obiettivi raggiungibili.

Nota: è vero che il coach non deve necessariamente conoscere il settore specifico del cliente, ma è anche vero che deve parlare la sua stessa lingua…io sono fra i business coach che concordano che per supportare un imprenditore efficacemente devi aver avuto esperienza manageriale, commerciale, aziendale…

Ora, veniamo alla domanda iniziale.
Bene, voglio migliorare le mie prestazioni nel gestire i collaboratori, voglio aumentare il fatturato etc. etc… cosa faccio, “prendo” un coach o un consulente ?

Credo questa sia una domanda che meriti una serie di approfondimenti.
Ma volendo tirare una riga, in questo contesto, direi che:

– Entrambi i metodi possono rivelarsi efficaci,  ma penso che un buon 50% la faccia l’attitudine dell’imprenditore.

Cosa intendo nello specifico per attitudine?

– Che se “sente” che preferisce un alleato con cui confrontarsi, una guida che resta nel suo territorio senza “scavalcare”, e intimamente sa che non accetta di buon grado soluzioni elaborate da altri “esperti” perché “nessuno conosce la mia azienda meglio di me” meglio scegliere un business coach, decisamente! L’imprenditore resta alla guida e il coach è un compagno che facilita e accelera il viaggio…

– Se “sente” invece che preferisce soluzioni teoricamente immediate, e che queste verranno accettate e portate avanti con coerenza anche se elaborate da un esterno… allora si può valutare un consulente.

“Ok Antony, è possibile avere entrambi i vantaggi?”

“Rispondo: cosa ne ricaveresti nell’avere entrambi i metodi a disposizione?”

Questa domanda come stimolo per una riflessione.

L’importante che la figura scelta, ammesso che abbia entrambe le competenze disponibili, sappia separare nettamente le due fasi e chiarisca apertamente insieme al cliente, nella fase iniziale, quale strategia si vuole perseguire.

 



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Questo post ha 1 commento

  1. Antonella on luglio 10, 2013 at 18:32 Rispondi

    Benvenuto Antonio!
    Grazie per la tua partecip-azione….un’azione attiva e partecipata verso il successo.
    Di tutti noi, coach e coachee.
    Buon Lavoro e al prossimo articolo ;-)

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