Chiediamolo al coach

No Comments »
Novità di Coaching!
Vuoi introdurre il Coaching come modalità di relazione o di leadership per il successo della tua Azienda? Contattaci subito! Clicca qui
  
Condividi con i tuoi amici

Beh..e allora? Cosa faccio?

Ho incontrato Anna (nome di fantasia) di recente e, nel racconto della sua storia, ad un certo punto mi ha chiesto:  “Tu cosa faresti al posto mio?” e… “se tu fossi in me, cosa faresti?”

Le ho risposto: “Farei sicuramente la cosa sbagliata!”

Con questo paradosso si destabilizza l’interlocutore che  cercherà istintivamente di trarre il suo equilibrio, cercando e ritrovando dentro di sé le sue risposte.

Gino il rospino

Gino il rospino

Quando poi mi è stato chiesto “Secondo te, ho fatto bene a fare così?” ho replicato: “Come ti sei sentita rispetto a ciò che hai fatto?” , riportando l’attenzione sul suo sentire. Mi ha detto: “Mi sono sentita bene! …. Molto bene. E’ stata di sicuro la cosa migliore che potessi fare!”.

Ha proseguito nella narrazione della sua esperienza raccontandomi di una situazione che, invece, le provocava tensione: “Quando è successo, sono stata male….come se mi avessero tirato un pugno allo stomaco!”. La ho chiesto “e tu, Anna, cosa avresti voluto fare?” , riportando la sua attenzione dentro di sé ad ascoltare le proprie percezioni rispetto a quell’evento, affinché la sua potesse  essere una scelta autonoma sul che cosa concretamente Anna vuole fare o dire.

Il viaggio che il coach fa insieme al coachee, a mio avviso, risulta più efficace quando l’attenzione del coach è orientata verso la felicità del coachee. In che cosa consista, di fatto, tale condizione di benessere, il coach non lo può sapere. Può, invece imparare ad ascoltare, imparare a vedere sfumature di colori che emergono da racconto del coachee ad allenarlo a riconoscerle come proprie.

Se una persona dice qualcosa o si comporta in modo che noi giudichiamo sbagliato, non utile ai fini della direzione che il coachee ha invece deciso di intraprendere, può essere utile ritornare ad esplorare dentro le nostre sensazioni che stridono e chiedersi: “Dove sto guardando?” “Qual è il mio desiderio di coach?” “Che cosa mi muove in questo momento?”. Se quello che ci ritorna è l’errore del coachee, cioè quello che noi abbiamo definito come tale, possiamo provare a distaccarci un po’ da quella situazione, prenderne le distanze ed ascoltarci di nuovo. Orientare la nostra attenzione sul coachee, distogliendola dal nostro giudizio, ci consente di rifocalizzare il percorso di coaching ritornando sul percorso autodeterminato dal nostro coachee. Se vedo l’errore e non la persona, sono io che sto emettendo un giudizio. E questo non è certo il coaching che ho imparato come metodo per lo sviluppo delle potenzialità umane. Certo, anche le mie.

Ritrovare sempre il centro, il cuore di ogni interazione ci consente di comunicare in modo efficace, laddove per comunic-azione intendo letteralmente : un’azione comune. Reciproca. Condivisa.

Antonella Frigato



Potrebbe interessarti anche:



  
Condividi con i tuoi amici

Lascia un commento

*
*