una domenica così…bambino…mantide…coaching

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Una domenica così…bambino…mantide…coaching

E’ una domenica così… Il cielo plumbeo, ritmo un po’ stanco, … sono a passeggio sulla spiaggia, con mia moglie.047 Che bello osservare il movimento del tronco spinto dalle onde, che cerca di superare la ripida battigia, al suono dell’acqua che raggiunge la terra. Niente altro… Quieora…013 “Ehisignore…” La voce di un bambino rompe l’incantesimo per un attimo. “Signore… Ehisignore…” Forse chiamano me? Mi giro. Mi giro solamente e, prima di vedere chi mi sta parlando, “miofratellogemellohatrovatounamantide…ècombattiva”. Per mano alla mamma un bambino di forse tre anni, che ora sta guardando un po’ a terra e un po’ negli occhi uno alto 1,90… forse alto ben due volte più di lui stesso!

“èlidietroconmiopapàvaiavederla…puoitrovareunnome?” Sembra una mitraglietta e continua a guardare ora la sabbia ora me negli occhi.

Ok non è importante come è proseguita la giornata, o meglio, è importante per altri motivi che non riguardano strettamente il senso di questa condivisione.

Quello che mi ha colpito è il come un bambino “agganci” degli sconosciuti per informarli della scoperta del gemello, descriva come combattivo un insetto grande e verde, senta la necessità di trovare un nome, segua in maniera così naturale  il proprio “sentire”

Mi ha colpito la spontaneità con cui il bimbo si è posto fin dall’inizio, sempre tenendo la mano della mamma che se ne stava comunque indietro e lasciava fare al figlio ciò che in quel momento era per lui importantissimo.

Mi ha colpito lo stupore con il quale i gemellini osservavano la mantide, e la creatività con la quale attribuivano fantastiche performance all’insetto o con la quale creavano scenari alternativi e fantastici della vita del “guerriero”.

Così come mi ha colpito la libertà che i genitori lasciavano ai propri figli nell’esprimersi, nel ricercare la condivisione con il prossimo, nel disturbare i signori! Così lontani dal “questo non si fa!” e da tutte le paturnie con cui a volte i genitori investono inconsapevolmente i figli!

E mi ha colpito la gratitudine che leggevo negli occhi dei genitori dei gemellini, gratitudine per i tesori che avevano ricevuto, e per la serenità che ne potevano ricevere.

Che bello se da adulti potessimo conservare parte di questa spontaneità, di questa creatività, di questo stupore, di questi coraggio e anche incoscienza forse… O semplicemente se potessimo scovarle in noi stessi, soprattutto come Coach, nel porci con i nostri Coachee, per favorirli a loro volta in questo percorso di riscoperta!

E se coaching fosse anche ritornare un po’ fanciulli? Riappropiandoci della nostra originalità, creatività e curiosità? Riassaporando quella genuina felicità che derivava dal semplice fatto di essere se stessiwww.maurosangion.it

Mauro

PS1: e a novembre parteciperò al corso Parent Coaching…forse che le energie hanno già cominciato a girare…?

PS2: non ho ancora capito una cosa, perchè il bimbo abbia chiamato proprio me! …comunque la mantide ora si chiama Kabir! 014



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Questo post ha 4 commenti

  1. Mauro Sangion on ottobre 22, 2013 at 17:59 Rispondi

    Cristina, non avevo mai considerato l’idea che il coaching fosse innato! Grazie. Sto scoprendo giorno dopo giorno quanto le condivisioni di questo portale stimolino la crescita e la curiosità. Grazie. Ci vediamo a novembre.
    Mauro

  2. Mauro Sangion on ottobre 22, 2013 at 17:49 Rispondi

    Si Paola, spesso dimentichiamo! E poi, quando potremmo passare all’azione come bambini, la nostra mente (“la mente che mente” qualcuno ha detto…) comincia a valutare pro/contro, conseguenze, paure, … entrano in gioco tutti quegli schemi comportamentali e mentali che non ci appartengono completamente ma che forse ci controllano un pochino…
    Si Paola, la vita è un gioco, non per questo privo di responsabilità e impegno, ma comunque “un’attività da cui trarre il massimo piacere”…come un gioco appunto!
    Grazie del tuo contributo.
    Mauro

  3. Cristina Maffeo on ottobre 22, 2013 at 13:11 Rispondi

    Contenta di incontrarti al corso Parent Coaching di Novembre!
    Quando ho partecipato al corso Incoaching, la mia tesina finale è stata proprio incentrata sui bambini, il suo titolo è “Il Coaching attraverso gli occhi di un bambino” e analizza, in parte, quello che tu descrivi in questo tuo originale articolo. Ipotizzo anche l’idea che il coaching è innato e che i bambini sono dei coach naturali :-)
    Ci vediamo a Novembre!

  4. Paola Poggipollini on ottobre 21, 2013 at 17:17 Rispondi

    Non bisigna mai spegnere il bambino che è in noi.
    Solo apprezzando le cose con stupore, come se le vedessimo per la prima volta, saremo in grado di capirle ed apprezzarle.
    Stimolando la curiosità del fanciullino che alberga in noi, potremo apprezzare il senso nuovo delle cose e delle persone.
    Giocando al gioco della vita e cogliendone gli aspetti positivi ed umoristici saremo attrezzati a sopportare quelli più dolorosi.
    Tutto questo non è facile, perchè spesso dimentichiamo in che modo da bambini riuscivamo a cogliere, a interiorizzare, ad esprimere i sentimenti di stupore, libertà, curiosità, fiducia e speranza

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