Il Coaching tra crisi economica e possibilità di cambiamento

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Le società moderne sono caratterizzate da due fattori che determinano le vicissitudini dei singoli e delle organizzazioni: la turbolenza e la costante necessità di cambiamento.  La capacità di management di questi due paradigmi  inscindibili tra loro determina sempre più le sorti dei singoli e delle organizzazioni, anch’essi legati da interdipendenze e quindi da destini comuni.

Occorrono nuovi strumenti per governare queste complessità sempre più dinamiche e il Coaching con la costante evoluzione  insita nel suo statuto sembra essere sempre più  lo strumento elettivo per gestire la complessità di questi processi . Avere l’esatta percezione del punto di partenza,  riuscire a immaginare scenari nuovi in cui muoversi, saper  valutare sia  le risorse effettive da mettere in gioco, sia gli ostacoli che si frappongono ai piani di sviluppo individuali e collettivi è diventato quanto mai determinante per gestire i processi di cambiamento in corso.

 E’ quanto mai opportuno mettere al lavoro competenze latenti, creatività inesplorate nel momento in cui le garanzie del welfare sono messe in crisi dai cambiamenti macroeconomici in corso. Il tempo dell’attesa è scaduto, non ci sono più certezze a cui affidarsi  che non siano le proprie risorse che non possono più essere sottovalutate, rimanere inutilizzate . Il lavoro del Coaching  serve proprio a far emergere le risorse sopite , consente di esplorare il serbatoio delle competenze inutilizzate legate alle qualità dei singoli e dei gruppi.

E’ rincuorante apprendere dalla pubblicistica ufficiale che la crisi economica in Italia e in Occidente non ha colpito indistintamente e indiscriminatamente ma ha messo in crisi i singoli e le aziende ( oltre ad interi Stati nella loro interezza) che non erano in grado di innovazione. Si ha altresì notizia che imprenditori illuminati abbiano addirittura colto nelle crisi il valore di  una possibile opportunità che obbligandoli ad un repentino cambiamento li ha condotti a utilizzare competenze tesaurizzate ma mai utilizzate.  Molti commentatori  socio economici sono concordi nell’affermare che si esce da questa spaventosa crisi solo con uno scatto di creatività individuale e collettiva.

Abbandonate le vecchie certezze l’unica possibilità è far riferimento alla propria responsabilità personale e professionale,  implementando le proprie competenze  per dare un nuovo impulso alla società. La società infatti non è un’entità astratta ma è la somma dei  suoi cittadini. Ma giungere alla  consapevolezza delle proprie capacità in un momento così “grave” non è cosa scontata anche perché il sentimento comune di sfiducia e di incertezza,  sentimento prevalente in questo inizio di secolo, di certo non aiuta .

 Il lavoro del Coaching , restituendo fiducia alla possibilità insita nel cambiamento, ricostruisce la speranza ma basandosi non su aspettative miracolistiche provenienti chissà da dove, ma ricostruendo un sentimento di possibilità partendo dalle inclinazioni e capacità autentiche dei singoli e dei gruppi umani, evitando quindi ogni tentativo di delega ad altre entità astratte perché sovraindividuali. Il lavoro del Coaching restituisce ad ognuno la responsabilità di costruire la propria vita e le proprie scelte non  attribuendo ad altri questa responsabilità.



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