Coaching e Olismo

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COACHING E OLISMO.

Questo termine, che deriva dal greco όλος = “tutto”, così come l’aggettivo olistico, fu introdotto negli anni venti da Jan Smuts (1870-1950), intellettuale e filosofo sudafricano, il quale definì l’olismo come “… la tendenza, in natura, a formare interi che sono più grandi della somma delle parti attraverso l’evoluzione creativa”.

Secondo l’olismo quindi l’intero è un tutto superiore rispetto alla somma delle sue parti. Il concetto di olismo, nella realtà quotidiana, è più presente di quello che pensiamo, magari con parole diverse ma con lo stesso significato: per esempio il concetto di “approccio sistemico”, è adottato in ecologia, nello studio degli ecosistemi; in psicologia, per comprendere le dinamiche familiari; in medicina, per collegare un disagio emotivo a un problema fisico o un atteggiamento fiducioso a una più pronta guarigione; in fisica, per esplorare le innumerevoli e incredibili implicazioni della teoria della relatività, per cui materia ed energia si rivelano due aspetti della stessa realtà.

Ecco altri esempi che possono aiutarci a chiarire il quadro:

Esempio 1: di un oggetto che vola, che resta e si muove per aria com’è un aeroplano, ad esempio, è difficile dire che funzioni come “somma dei suoi componenti”. Esso infatti, come sommatoria funzionale delle sue parti, non sarebbe identificabile con un “oggetto che vola”.

Esempio 2: diversi studi del nostro cervello condotti con approcci diversi hanno denotato che, dopo i trentacinque anni, il numero dei neuroni diminuisce inesorabilmente; viceversa,con un approccio olistico, si evidenzia anche che per ogni neurone che scompare si creano nuove sinapsi tra i neuroni rimasti. E’ come se in un ufficio fossero tolti alcuni apparecchi telefonici, ma ogni telefono rimasto cominciasse a funzionare come una centralina. Cambia, quindi, la relazione tra gli elementi, offrendo un quadro d’insieme ben diverso dal precedente Tra l’altro, è proprio la crescita del numero di interconnessioni neuronali che favorisce la capacità di cogliere la realtà nel suo insieme e sembra che ciò sia alla base della mitica saggezza degli anziani.

Esempio 3: nello sport, sarebbe come analizzare le performance del singolo gesto atletico di un giocatore da un punto di vista meramente tecnico senza prendere in considerazione la storia dell’atleta (ha sempre svolto questo gesto nel medesimo modo/giocato in queste condizioni (atmosferiche, strumenti quali palla – racchetta – scarpe – mazza – …, fondo del campo, caratteristiche dei compagni di squadra, …)? Ha subito infortuni nel corso della sua carriera? Ha avuto sempre lo stesso allenatore? Ha vissuto qualche genere di trauma su quel gesto atletico? Ecc.), oppure la sua “unica” costituzione fisica (articolazioni, mobilità articolare, elasticità …), e così via.

Ciò che può aiutare la visione olistica della realtà è l’auto-conoscenza! Ed il coaching aiuta molto in questo senso!

Il sistema olistico è quindi conoscere se stessi –  la soluzione è dentro noi stessi -. Viaggiare verso la conoscenza di sé è un viaggio interiore, è il risveglio spirituale del nostro essere umani, significa realizzare pienamente l’idea che in fondo, l’intero universo è un tutt’uno e capire che dentro l’universo esistiamo noi stessi come esseri reali, con il nostro proprio scopo. Come esseri biologici, anche noi andiamo considerati  come totalità non esprimibile con l’insieme delle parti che ci costituiscono. L’organismo biologico o psichico va studiato in quanto totalità organizzata e non in quanto somma di parti discrete.

In rapporto al coaching, la cosa può essere vista da più punti di vista:

1) VANTAGGI. Quindi per quanto riguarda il coaching che vantaggi può prospettare un approccio olistico? Rispetto a un approccio analitico, l’approccio olistico nei confronti della realtà, quale è quello del coaching (presente percepito – futuro desiderato – ostacoli – facilitatori – determinazione dell’obiettivo – riconoscere le proprie potenzialità – …), riconosce l’importanza del singolo fattore, elemento, persona, attribuendogli un ruolo nel contesto in cui vive; pone al primo posto le relazioni dinamiche rispetto alle gerarchie statiche, allarga gli orizzonti guardando il mondo con occhi nuovi, apre le porte a un nuovo progresso nato dallo studio dell’interconnessione tra i diversi aspetti della realtà.

2) CONTRIBUTI. Il coaching è un metodo olistico perché riguarda il supporto allo sviluppo in senso lato delle potenzialità individuali. Si basa su metodologie che derivano in parte dalle discipline sportive, in parte dalle scienze psicologiche e della comunicazione, con uno sforzo integrativo e approcci multi-disciplinari. Al centro del coaching si colloca il concetto di miglioramento/elevazione umana/cambiamento, inteso come margine di crescita latente in ogni essere, che un ambiente favorevole e relazioni positive possono contribuire a far evolvere. Uno degli scopi primari del coaching  è agire sulle energie affinché la persona sia maggiormente in grado di affrontare progetti, sfide e iniziative con le energie fisiche e mentali necessarie.

3) METODO. Con riferimento al vero e proprio metodo, il coaching può definirsi olistico, perché ogni sua fase non solo acquista valore superiore se inserita in questo processo, ma per quanto riguarda i benefici, i miglioramenti, il cambiamento delle persone l’effetto è esponenziale: che vantaggi può portarmi conoscere le mie potenzialità se non le alleno? Se non le metto in campo per raggiungere i miei obiettivi? Che senso ha raggiungere gli obiettivi se non sono inseriti in un piano d’azione che soddisfi il mio scopo? Dove vado senza scopo, che senso ha ciò che faccio se non c’è uno scopo sul quale è preparato un piano d’azione? Come valuto il mio futuro desiderato se non conosco me stesso? Che senso/valore dà il mio futuro desiderato se non inserito in un metodo che mi porta a raggiungerlo? Conoscere ostacoli e facilitatori senza passare all’azione, che vantaggi mi comporta?

4) CONSAPEVOLEZZA. Portare avanti una relazione di coaching con la consapevolezza olistica significa: curare la propria spiritualità, la propria salute fisica, il proprio equilibrio per incrementarne il valore. E ancora, senza una relazione adeguata, l’utilizzo delle domande e dei feedback come posso accompagnare il coachee?

Solo un’ultima considerazione: l’essere umano è autonomo nelle decisioni, sociale nella conduzione della propria esistenza e spirituale nella condivisione con l’universo, quindi l’autodeterminazione degli obiettivi e il raggiungimento di questi all’interno della società a cui appartiene, dell’ambiente e di tutto il contesto in generale, non può prescindere da una dimensione spirituale che è in relazione con la propria auto-conoscenza! Ecco perché ritengo che attività come la meditazione siano uno strumento molto utile nel cammino di crescita personale e nella ricerca della propria consapevolezza per ognuno di noi.

Consapevole che questo portale è anche un laboratorio di crescita professionale, di condivisione e di confronto, lascio lo stato attuale delle mie riflessioni, che sono il risultato anche di altri contributi diretti e/o indiretti, alla comune discussione.

Grazie.

Mauro

coaching olistico

l’essere nella sua totalità

 



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