Come il gabbiano Jon

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C’era una volta uno Stormo di gabbiani chiamato Buonappetito di cui faceva parte anche Jonathan Livingston. Erano soliti volare basso vicino ai pescherecci per racimolare la maggior quantità di cibo possibile. Era la Legge dello Stormo e faceva parte di quello che da sempre veniva insegnato: vivere per mangiare.
Ma Jonathan era la classica pecora nera e mica tanto li piaceva la mediocrità del solito tran tran giornaliero. La cosa che amava più di tutte era volare. Liberarsi in cielo e volare. Secondo lui vivere significava imparare, scoprire cose nuove, essere libero e tutto ciò lo riassumeva con il solo gesto del volo. Così ogni giorno invece di seguire lo Stormo si metteva in disparte per studiare, esercitarsi nel volo e migliorare la propria velocità. Quando tutti gli altri gabbiani erano posati sulla terra a dormire lui era ancora in altro nel cielo intento a superare i propri limiti. Era stanco ed affamato, ma felice e questo gli bastava per andare avanti ogni giorno.

Tanti erano i fallimenti, le cadute, i ripensamenti. Si domandava a volte se avessero ragione i suoi compagni e genitori nel dirli che un gabbiano non era nato per la velocità ed il volo. Un gabbiano doveva solamente pensare a procurarsi la maggiore quantità di cibo possibile. Ed a volte si convinceva e si prometteva che il giorno successivo avrebbe ascoltato la voce dello Stormo, ma poi il “demone” lo chiamava e l’istigava ad imparare cose nuove, gli dava nuovi input su come migliorarsi e non riusciva a resistere alla gioia di provare cose nuove e superare così le proprie paure.

Un giorno decise di voler rendere partecipe tutto lo Stormo della proprio gioia e di ciò che aveva capito e che stava imparando, voleva spiegarli che finalmente loro avevano una ragione di vita e non erano solo degli stupidi gabbiani che ogni giorno ripetevano sistematicamente lo stesso tratto di volo per cercare un pezzo di pane annacquato. Ma ogni suo sforzo fu inutile, anzi l’azzardato e giovane Jonathan fu esiliato dallo Stormo perché accusato di andare contro la Legge dello stormo e quindi condannato ad una vita solitaria sulle Scogliere Remote.

Il suo maggior dolore non era affatto la solitudine, ma che che gli altri gabbiani si rifiutassero di credergli e di aspirare alla gloria del volo, aspirare ad uno scopo più alto dell’esistenza.
Ogni giorno lui apprendeva nuove cose. Imparò che venendo giù in picchiata a tutta birra, poteva infilarsi sott’acqua e acchiappare pesci più prelibati, quelli che nuotano in branchi tre metri sotto la superficie, non aveva più bisogno di battelli da pesca e di pane raffermo, lui, per sopravvivere.
Ora volava attraverso fitti banchi di nebbia sull’oceano, o sennò si portava al di sopra di essi, dove il cielo era limpido e il sole abbagliava..mentre gli altri gabbiani, con quel tempo se ne stavano appollaiati sulla terraferma, mugugnando per la pioggia e la foschia.
Quel che aveva sperato per lo Stormo, se lo godeva adesso da sé. Imparò a volare e non si rammaricava per il prezzo che aveva dovuto pagare.
Scoprì che erano la noia, la paura e la rabbia a rendere così breve la vita di un gabbiano. Ma con l’animo sgombro da esse lui visse molto a lungo.

Passò molti anni in una felice solitudine finché un giorno arrivarono due gabbiani a cui era giunta l’eco della sua storia e lo portarono con sé nel loro Stormo dove finalmente trovò altri gabbiani che la pensavano come lui. E così ogni giorno passavano ore ed ore ad esercitarsi nel volo ed a cimentarsi in acrobazie sempre più difficili. Ciang, il Giabbiano Anziano, prossimo alla morte disse a Jonathan di istruirsi sull’amore. Così fece e più Jonathan meditava sulla natura dell’amore più cresceva in lui la nostalgia del suo Stormo Buonappetito. Si domandava perennemente se ci fosse qualche altro gabbiano che, come lui, si arrovellava per scoprire come il volo non sia solo qualcosa che serva a procurarsi un tozzo di pane secco. Alla fine capì che per lui mettere in pratica l’amore voleva dire rendere partecipe della verità da lui appresa qualche altro gabbiano che a quella stessa verità aspirasse.

Così decise di seguire, come sempre aveva fatto, il suo istinto, il suo demone.
Ritornò alle Scogliere Remote e vi trovò un giovane gabbiano, Fletcher Lynd..un reietto proprio come lui.
Nel giro di sei mesi, Jonathan aveva sei allievi, tutti esuli e reietti, ma pieni di passione e soprattutto curiosi di quella novità: volare per la gioia di volare.
Trascorso un altro mese Jonathan decise che era tempo di far ritorno allo Stormo. Fu un momento d’angoscia per i discepoli: la Legge dello Stormo vietava severamente il loro ritorno e nessuno mai aveva infranto quella legge in diecimila anni. La Legge comandava di restare, Jonathan di andare; disse loro che erano liberi di andare dove meglio credevano e che erano liberi di essere quello che erano. Alla fine decisero di seguire il loro maestro e si avviarono in otto verso il gran ritorno.

Quando le loro zampe toccarono terra fu come se un fulmine si fosse abbattuto nel bel mezzo dello Stormo. Ci volle quasi un ora perché l’ordine dato dall’anziano si diffondesse di becco in becco per tutto lo Stormo, la consegna era: ignorarli.
Jonathan che non aveva mai dato perso al vociferare degli altri gabbiani si mise da una parte con i suoi apprendisti ad insegnar loro, come era solito fare, l’arte del volo.
Come sempre d’uso di sera i discepoli di Jonathan si radunavano per ascoltare le parole del maestro e man a mano intorno al loro cerchio si radunarono anche alcuni gabbiani dello Stormo Buonappetito che ascoltavano curiosi per ore di fila il vociferare di Jonathan, fingendo ovviamente di ignorarli.

E così da un mese dal ritorno il primo gabbiano dello Stormo Buonappetito varcò la soglia e chiese che gli insegnassero a volare. E di seguito un altro ed un altro ancora..
Di lì a breve Jonathan capì che lì il suo compito era finito e che il suo primo allievo Fletch non aveva più bisogno di lui. Lo lasciò dicendogli che doveva solamente continuare a conoscere meglio se stesso, ogni giorno un pochino di più, trovando il vero gabbiano Fletcher Lynd. Gli disse che era lui il suo vero maestro, lui che doveva capire. E’ in lui che si doveva esercitare: a essere lui.
E lasciandolo a capo dello Stormo volò via alla ricerca di altri insegnamenti e domandandosi perchè sia così difficile convincere un uccello che è libero e che può dimostrarlo a se stesso se solo se ci mette un po’ di buona volontà. La libertà basta esercitarla. Ma perché deve essere tanto difficile?

Dal “Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach”

gabbiano



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  1. nicoletta quagliarella on aprile 10, 2014 at 16:03 Rispondi

    la potenza dell’autenticità…grazie.

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