Creatività, Potenzialità e scuola

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Scuola potenzialità creatività. Che legame c’è? Un aspetto importante della nostra attività di coach è il ricorso al pensiero laterale e alla creatività come strumenti utili al coach quanto al coachee, per uscire da qual loop vizioso che non consente di trovare una soluzione valida al problema percepito o che non consente di superare una situazione di stallo nel racconto. De Bono ne parla nel suo “creatività e pensiero laterale”. Ritengo che il pensiero laterale sia strettamente legato anche alle crisi di autogoverno e alle potenzialità inespresse (o soppresse) delle persone. Tutto è iniziato leggendo una frase di Sir Ken Robinson che molti di voi sicuramente già conosceranno “dobbiamo educare i nostri figli nella loro interezza, affinché possano affrontare il proprio futuro”. Quello che segue si rifà anche ai sui interventi al TED (Technology Entertainment Design: è una conferenza che si tiene ogni anno a Monterey – California – e, ogni due anni, in altre città del mondo; il suo obiettivo è condensato nelle parole “ideas worth spreading” – idee degne di essere diffuse-). Se partiamo dal presupposto, come diceva A. Einstein, che “nessun problema si può risolvere dallo stesso livello di coscienza che lo ha creato”, diventa ancora più chiaro come, in generale, ogni necessità di cambiamento/soluzione dei problemi, richieda una salto creativo che modifichi il passato atteggiamento mentale. Il problema è che il nostro sistema scolastico, educa le persone a escludere la loro capacità creativa! La gerarchia delle materie insegnate (scienze matematiche, lingue, discipline umanitarie, arte) è nata in un momento di sviluppo industriale che richiedeva discipline utili al lavoro da svolgere e una abilità accademica che dominasse l’intelligenza,ed è rimasta tuttora la stessa… Anche l’atteggiamento della scuola verso l’errore è di tipo “punitivo”. Ora, non è che sbagliare significhi per forza essere creativi, tuttavia è vero che se non ci si permette di sbagliare, difficilmente ci verrà mai in mente qualcosa di originale. Ed è altrettanto vero che è l’errore, inteso come fonte esperienziale, a condurre a quell’eccellenza che permette una costante tendenza alla crescita.

Creatività

Sicuramente quando parliamo di creatività ci riferiamo ad una potenzialità che già riconosciamo in ogni essere umano, quindi se ci viene insegnato dal nostro sistema educativo ad “ignorare” tale potenzialità (non fare musica, non diventerai mai un musicista; non fare arte non sarai mai un artista,… che significa, non guadagnerai mai abbastanza per vivere di questa professione…), quante altre potenzialità e talenti possono aver subito la stessa sorte? Quanto è forte, ad un certo punto della vita, la resistenza dell’essere umano verso alcune delle potenzialità e dei talenti che in giovane età sentiva suoi? Io credo che noi coach dobbiamo essere consapevoli che ci possono essere varie motivazioni che hanno portato il coachee alla situazione presente e che se lui stesso riesce ad averne la consapevolezza, allora il ricorso a tali potenzialità, la volontà di allenarle, riconoscendole, avrà un valore immenso nel suo percorso di cambiamento! Tenere presente che non solo il sistema il scolastico, ma anche altre variabili sociali possono aver tarpato il libero accesso ai talenti ritenuti da altri non necessari. Quindi la creatività e il pensiero laterale visti non solo come strumenti della nostra professione, ma anche come talenti da impiegare nella nostra vita personale per favorire la crescita continua del nostro essere. Per quanto riguarda il coachee: l’accesso alla sua creatività gli permette di vedere l’ostacolo con occhi diversi, da un’altra angolazione, gli permette capovolgere la situazione, scoprire quali altre potenzialità ha lasciato per strada negli anni, attingervi e goderne.

Ancora, nell’atteggiamento verso l’errore. quando nel coachee è vivo, presente e radicato il concetto di “cosa che non sà da fare”, sta a noi favorire, attraverso domande, rimandi, ripetizioni, la sue presa di consapevolezza di come gli errori siano tappe fondamentali della crescita personale.

Un’ultima riflessione connessa con la mia esperienza sul campo: è facile cadere nel tranello di diventare protagonisti/co-autori del racconto del coachee quando vogliamo favorirne questo percorso di consapevolezza, suggerendogli le nostre convinzioni , ma basta mettere un pò della nostra creatività e dei nostri talenti per trovare la strada più rispettosa per il coachee stesso, che lo porti alla sua grande conquista, attraverso un percorso di cui ne è l’unico protagonista.

Mauro



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Questo post ha 4 commenti

  1. Mauro Sangion on settembre 24, 2013 at 18:32 Rispondi

    Ringrazio chi ha letto e chi ha commentato questo articolo… e chi lo farà in futuro!!
    I contributi collegati sono i benvenuti!!!
    Grazie ancora!
    Mauro

  2. stefano on settembre 24, 2013 at 15:12 Rispondi

    Grazie di cuore Mauro! L’educazione dei nostri figli è fondamentale per prepararli al loro futuro. La metodologia del coach aiuta a sviluppare queste capacità. Ancora grazie.
    Stefano

  3. Cristina Maffeo on settembre 23, 2013 at 12:29 Rispondi

    Grazie Mauro! La creatività deve essere sviluppata e spesso, come bene sottolinei tu, il nostro attuale sistema educativo e sociale non favorisce il suo accrescimento, addirittura lo depotenzia. Credo che principalmente bisognerebbe partire dalla famiglia: la prima forma di educazione. Le famiglie dovrebbero essere educate alla creatività!
    Per quanto riguarda gli errori ti cito le parole di Brenda Shoshanna dal libro i 7 principi della serenità:
    “È facile definire “errore” qualcosa perché il risultato è inaspettato o perché ci ha causato dolore. Ma chi decide se sia davvero stato un errore? Siamo noi a decidere se un errore è proprio un errore. Fate orecchie da mercante alla sciocca voce della paura e assaporate il piacere di sbagliare ogniqualvolta accade. Gli errori sono nostri amici: se non cadiamo, non potremo rialzarci. Vuol dire che abbiamo affrontato la paura e scelto di rischiare.”

  4. Antonella Frigato on settembre 23, 2013 at 12:01 Rispondi

    Che spettacolo, Mauro!
    Sempre un pò meno coach….sempre un pò più coachee….anche così ritorniamo ad essere efficaci.
    Grazie mille per questo ricco e stimolante contributo ed apporto ‘strumentale’ ;-)

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