Felicità, questa sconosciuta

No Comments »
Novità di Coaching!
Sei un Imprenditore o Manager e hai obiettivi ambiziosi? Un Business Coach professionista può esserti utile! Clicca qui
  
Condividi con i tuoi amici

E’ questo un tema che mi sta davvero a cuore. Cammino costantemente dentro di me per sentirla, percepirla, abbracciarla, viverla. E lo stesso faccio con i miei coachee, individualmente, ma anche durante i miei seminari: accompagnare le persone a vivere la propria felicità, qualsiasi essi scelgono che sia, è per me felicità condividendo le mie scoperte, le mie esperienze, la mia vita. Quello della felicità è per me un bisogno: “il paradiso è un luogo che si trova qui su questa terra”, cantava il ritornello di una canzone con lo stesso titolo di Belinda Carlisle ed è proprio a questo che dedico ogni istante della mia quotidianità. Se ne parla tanto, la si ricerca, la si implora…ma quando riusciamo a convincere la vita che desideriamo davvero essere felici, ecco che spesso facciamo un passo indietro: uscire dai nostri schemi abitudinari, fare un passo e perdere per un istante uno pseudo equilibrio (per nulla consolidato ma ahimè alquanto precario) costa fatica…tutti noi ne abbiamo paura, è vero, ne siamo spaventati perché non siamo mai stati abituati a vivere felici, sempre più appesantiti dai molteplici condizionamenti familiari, ma anche socio-culturali. Ma cos’è questa felicità? Ho appena letto un articolo interessante che identifica tre step, tre livelli della felicità:

1. Lo stato incosciente di vivere. Siamo a livello di cervello rettiliano, il cervello dei coccodrilli, dove la felicità è mangiare, riprodursi, cacciare, essere sazi.  Molte persone pensano che essere felici sia questo. Felicità è riuscire ad avere una bella casa, una bella auto, una bella famiglia, dei bei figli, una bella posizione…la felicità qui è materiale e dipende dal possedere e dipende sempre da qualcosa che viene dall’esterno. E’ questa una felicità che dipende sempre da qualcosa che deve ancora accadere (solo quando avrò…sarò davvero felice); è la felicità dell’accumulo: pensi che più hai e più sarai felice. Abbiamo 10 volte il reddito di 50 anni fa, ma siamo anche altrettanto felici?

2. Lo stato cosciente di vivere. Corrisponde al cervello limbico: la felicità dipende dalle nostre emozioni. Ma cosa ci porta a provare felicità? Essere amati, essere stimati, riconosciuti, apprezzati. A questo livello la parola d’ordine è compiacere , così come si faceva da piccoli, per ottenere in cambio l’amore degli altri, la loro approvazione. Qui la felicità dipende da quello che gli altri fanno per noi e dal nostro tentativo di accontentare gli altri per essere accolti e accettati. Ma cosa accade quando questo non accade o quando perdiamo la fonte della nostra felicità? Riusciamo ancora a sentirci felici? Oppure la delusione, la frustrazione, l’impotenza la fanno da padrone facendoci perdere ogni volta sempre di più la voglia di ricominciare rimettendoci in gioco?

3. La felicità è la Supercoscienza. Qui il cervello coinvolto è la neocorteccia, la capacità di fare connessioni e di diventare consapevoli che tutto è legato al tutto. Come nessuna parte del corpo è slegata dall’intero corpo, così nessun corpo è slegato dal Corpo dell’Universo (uni-verso=tutto verso l’Uno!). A questo livello si è felici dentro; è quando la felicità dipende solo da noi, per il “solo” fatto che ci siamo, che ci siamo ritrovati, ci siamo liberati da tutti i condizionamenti e blocchi che ci sbarravano la strada verso la felicità delle piccole cose, dell’attimo. Lev Tolstoi scrisse: “Il segreto della felicità non è di far sempre ciò che si vuole, ma di voler sempre ciò che si fa”. Ecco la felicità: dire sì ad ogni cosa che si vive adesso nella piena consapevolezza di chi davvero  siamo.IMG_4815



Potrebbe interessarti anche:



  
Condividi con i tuoi amici

Lascia un commento

*
*