Il circolo vizioso del cornetto

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cornetto“Quando la bilancia muove la sua lancetta verso quel decimale che mi terrorizza, la gonna non mi sta bene come vorrei e passo al supermercato imbottendo il carrello di cibo davvero orribile, di cibo spazzatura”.
Con queste parole, si presenta Erika. Ha un rapporto pessimo con il suo corpo, con il cibo e con il suo senso di sé. Ha perso l’autostima tanti anni fa, ma non per via del suo aspetto ‘tondarello’, mi racconta. E cosa accade esattamente? Che ogni volta che si sente smarrita o angosciata … ricorre a una scorta di zuccheri pronti all’ingurgito. Il circolo vizioso che si va ad instaurare è sempre quello più subdolo: mangio, ingrasso, mi deprimo perchè ingrasso, mi consolo mangiando. E non ci si ferma più. Faccio riflettere Erika sulla funzione del tessuto ”in più” che si acciambella sui fianchi e sulle cosce, cercando di farli mettere in relazione. Si devono parlare, non certo per fare amicizia, ma per capire il ‘ruolo’ che svolge nella sua vita una volta che si è depositato sottoforma di centimetri. Non aveva mai interrogato il suo grasso, nel secondo incontro ci abbiamo provato. Questo perchè sarebbe stato proficuo ascoltare cosa le impedisse davvero di fare questo peso non condiviso. Da cosa la tenesse lontana. Da dove fosse nato.
Mano a mano che siamo scese nell’analisi delle risposte, ha colto un profondo significato: le calorie di troppo si erano trasformate in una barriera. Erano una massa. Un accumulo. UN BLOCCO.
Ecco la parolina magica: accumulo. BLOCCO. Tutto ciò che si accumula, sappiamo che costituisce un grosso ostacolo. Il grasso si frapponeva tra lei e la voglia di fare il corso di tango argentino con l’amica del cuore, di prendere il brevetto di bagnina, di sentirsi una donna sicura nel suo team di lavoro fatto di tante donne (critiche) e di tanti uomini (altrettanto critici). E si frapponeva per colpa della sua paura di non sentirsi all’altezza delle situazioni e capace di affermarsi come individuo. Tentare di tenere tutto sotto controllo per paura di sbagliare, di sembrare goffa, inadatta e era la peggiore delle soluzioni che potesse adottare, non faceva che aumentare il suo peso. I chili lievitavano a dismisura ogni volta che tentava di ‘sembrare’ sicura.

Abbiamo così iniziato un lungo lavoro sull’autostima, affidandoci anche all’uso del genogramma per individuare le aree problematiche che tanto le avevano provocato insicurezze. Ne è emerso in prima battuta che, con il suo peso, per non contraddire il pensiero e l’idea di chi in famiglia le diceva che non era ‘capace’ (e che era meglio che facesse la casalinga tutta aspirapolvere e carrello) stava cercando un modo per assecondare queste opinioni… COME? Creando un blocco che le impedisse di essere meglio… di una semplice opinione.

Il suo cammino di rivalutazione del sé è iniziato! Il circolo vizioso del cornetto sarà presto un ricordo.



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