IL COACHING, LA GHIANDA E IL CAMBIAMENTO

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Scrat con la sua ghianda

L’argomento centrale della teoria “della ghianda” di James Hillmann  (Il Codice dell’Anima , Adelphi, 1997) è che esiste per ognuno di noi l’immagine innata, la vocazione del cuore, il carattere distintivo.

Come un ghianda che contiene in sé tutte le potenzialità per diventare l’albero di quercia , così la vocazione accompagna la nostra vita, la alimenta e la sollecita ad esprimere l’unicità irripetibile che chiede di essere vissuta.

Da un lato richiama a dimensioni invisibili, al senso della nostra vita e al mistero della chiamata alla vita. Dall’altro, come immagine innata, è perfettamente visibile tra le pieghe dei modi di essere e di esprimersi. Anche quando non la vediamo è visibile indirettamente come zone d’ombra, esitazioni, reticenze od omissioni.

La vocazione è esigente, ci spinge a confrontarci con le nostre responsabilità e, anche, ci alimenta. Ritenuta dagli antichi un alimento primordiale, la ghianda, ovvero, secondo questa analogia, la vocazione, è il primo nutrimento della nostra psiche e ci nutre del nostro nocciolo interiore, della nostra parte più autentica.

E’ per questo una risorsa di vitale importanza, della quale avere cura, soprattutto nei momenti di cambiamento, come fa lo scoiattolo Scrat che, nella saga cinematografica de  L’Era Glaciale, rincorre la sua ghianda in mezzo a cataclismi che lui stesso contribuisce a provocare.

Come aiutare, quindi , da coach,  il coachee che cerca la sua vocazione,  perché possa trarre vantaggio dal cambiamento?

Innanzitutto, come immagine innata, la vocazione va vista. Il coach , con le domande, i rimandi e gli stimoli che fornisce al coachee, opera come uno specchio sul quale poter scorgere la propria immagine.

Poi, l’immagine allo specchio andrà percepita con lo sguardo immaginativo che viene dal cuore, per poterne riconoscere i tratti della propria vocazione. Il coach, con la sua autenticità, che gli proviene dall’aderenza al metodo del coaching e dal fatto di aver contattato la propria vocazione, offrirà al coachee le opportunità per riconoscere la sua parte più autentica.

Quindi, la percezione della propria immagine autentica andrà rafforzata con azioni concrete. La metafora dello Scrat, che, per afferrare la propria ghianda, contribuisce a provocare i cambiamenti nei quali è coinvolto, suggerisce che contattare la propria vocazione innesca il cambiamento ed è , di per sé, un’azione molto potente. Il coach, inoltre, con i suoi stimoli alla  formulazione di obiettivi e piani d’azione autodeterminati, aiuterà a diventare consapevoli del proprio potere di trasformazione e della propria agentività.

Visione, immaginazione, cuore, autenticità .. : riappropriarsene, ecco il vero cambiamento!

.. E quale aiuto importante possono dare i coach in questo ambito !



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Questo post ha 3 commenti

  1. Gianluca Masolini on settembre 24, 2013 at 17:43 Rispondi

    Vi ringrazio per l’apprezzamento. In realtà sono ammirato per la qualità dei contributi che voi tutti offrite. Credo che germoglieranno molte ghiande e molti frutti !

  2. Antonella Frigato on settembre 22, 2013 at 21:19 Rispondi

    Benvenuto Gianluca ;-)
    Coltiviamo e lasciamo germogliare anche ricchi frutti da tutte le nostre ghiande…
    Grazie per il tuo brillante contributo!

  3. Cristina Maffeo on settembre 22, 2013 at 19:56 Rispondi

    La metafora dello Scrat, meravigliosa! Grazie infinite per questo tuo contribuito, mi hai fatto venire in mente il modo di spiegare ai miei figli la teoria della ghianda di James Hillmann. Domani sera Scrat sarà il protagonista della mia storia prima della nanna!
    Ti saluto con una frase del “nostro” Hillmann:
    ” Nasciamo con un carattere; ci viene dato, è un dono dei guardiani della nostra nascita, come dicono le vecchie storie… ognuno entra nel mondo con una vocazione.”

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