Inner Coaching: un metodo per l’Autorealizzazione

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Il coaching trae le sue origini circa 2500  fa in Grecia ,  da uno dei più grandi filosofi che la storia abbia mai conosciuto: Socrate, il quale con la sua vita,  ha rivoluzionato il modo di pensare degli esseri umani.

Egli si rapportava ai i suoi allievi seguendo un’arte ben precisa, che lui definì “ arte della maieutica”.   Questa consiste nel mettere in grado l’allievo, mediante il dialogo, di acquisire progressiva consapevolezza della verità che è dentro di lui. Socrate (che non ha lasciato nessuno scritto), attraverso il suo principale allievo Platone, ci dice che lui aiuta le persone a concepire una verità che è già dentro di loro.

Questo ci suggerisce che un vero processo di espansione della consapevolezza, e quindi di crescita e sviluppo,  non può che partire da dentro la persona stessa .

Ora, facendo un grande balzo storico, arriviamo agli anni settanta del secolo scorso, in cui viveva negli Stati Uniti un istruttore di tennis, nonché professore universitario ad Harward, di nome Timothy Gallwey che, in un momento di crisi personale  decise di intraprendere un viaggio in India. Qui incontra  un’ importante guida spirituale che gli fa comprendere una profonda verità dicendogli:<< Quello che stiamo cercando non lo troveremo fuori, ma dentro di noi >>.

Dopo questo incontro Gallwey  torna negli Stati Uniti profondamente trasformato , questa esperienza lo porta a modificare in modo radicale il modo in cui era solito insegnare ai suoi allievi.

Egli comprende che l’essere umano è in grado di migliorare il proprio apprendimento quando l’allenatore , invece di limitarsi ad impartire istruzioni, lo aiuta a porsi nelle condizioni ottimali per poter ridurre al minimo gli ostacoli personali interni e a sviluppare la fiducia nelle proprie abilità in modo naturale attraverso l’esperienza diretta.

Gallwey si rende conto che, osservare attentamente,  fare  domande, e dare feed-back

ai propri allievi faceva sì che gli stessi potessero acquisire consapevolezza e scoprire un nuovo modo di apprendere in maniera del tutto naturale .

Nel suo libro “ The Inner  Game of Tennis”  Gallwey scrive : < l’avversario che si nasconde nella nostra mente è molto più forte  di quello che troviamo dall’altra parte della rete>.

In questa frase egli racchiude un po’ tutto il suo pensiero fondamentale; ci dice che la prestazione della persona è funzionale a questa formula :

PRESTAZIONE = POTENZIALE – INTERFERENZE

Successivamente Gallwey dimostrò la validità di questo nuovo modo di apprendere e migliorare le prestazioni, applicandolo con successo anche ad altri sport, come lo sci e il golf, rivoluzionando così il mondo dell’allenamento sportivo.

Verso la fine degli anni ottanta, con la collaborazione dell’ inglese Sir John Whitmore rimasto molto colpito dalle intuizioni di Gallwey,  questo metodo viene trasferito e applicato anche al mondo aziendale.

Questo fu possibile grazie all’elaborazione da parte di Whitmore  di un metodo che  chiamò metodo GROW.

Nel 1992 Whitmore scrive il libro “ Coaching for Performance  dove afferma che Gallwey aveva trovato l’essenza del coaching.

“Liberare le potenzialità di una persona perché riesca a portare al massimo il suo rendimento; aiutarla ad apprendere piuttosto che limitarsi ad impartirle insegnamenti” ( Whitmore, 2006 ) .

Whitmore sottolinea come nell’approccio di Gallwey, il porre domande efficaci, fosse la forma principale di interazione verbale tra il coach e il suo coachee.

In questo libro egli evidenzia quelle che sono le due parole chiave di questo metodo : CONSAPEVOLEZZA e RESPONSABILITA’.

Ora, come ultimo personaggio da  cui andremo ad attingere per la definizione del metodo di coaching, andiamo ad osservare uno psicologo americano di nome Martin Seligman, cofondatore alla fine degli anni ‘90 della Psicologia Positiva, la quale  mette  al centro dei propri studi la felicità umana e il benessere delle persone, scostandosi cosi da quella che era stata la ricerca psicologica degli ultimi decenni, concentrata totalmente sullo studio dei fattori deficitari e alla cura dei disturbi mentali.

Con Seligman iniziarono ricerche rivolte alle virtù, all’entusiasmo, alla felicità, alle potenzialità, ai punti di forza del carattere e sul senso.

Grazie alla Psicologia Positiva si è avuta la possibilità di aggiungere all’ acronimo di Witmore anche una domanda che ci invita al “ perché ?”.

È facile ora comprendere come il coaching possa venire definito come un metodo interdisciplinare.

Nel libro “ L’essenza del coaching”  ( Panniti e Rossi ) viene cosi definito : “il coaching è un metodo di sviluppo di una persona , di un gruppo o di un’ organizzazione, che si svolge all’ interno di una relazione facilitante, basato sull’ individualizzazione e l’utilizzo delle potenzialità per il raggiungimento di obiettivi di miglioramento/cambiamento autodeterminati e realizzati attraverso un piano  d’azione”.

La parola “ metodo” (dal greco Methòdos ) indica la via, la direzione ( Hòdos ) che va oltre ( Meta ), rappresenta una ricerca , indagine , investigazione per giungere ad un determinato luogo o scopo .

Il coaching è un metodo che poggia su tre pilastri fondamentali : AUTONOMIA, RESPONSABILITA’ e CONSAPEVOLEZZA.

La relazione di coaching che si andrà ad instaurare col nostro cliente (coachee ) dovrà , per essere efficace, necessariamente  fare riferimento su quattro parole basilari : ACCOGLIENZA , ASCOLTO , ALLEANZA e AUTENTICITA’

Ora , in questa tesi non andrò a esporre il metodo di coaching poiché l’obiettivo che mi sono dato è evidenziare come le pratiche dello Yoga possano dare un ulteriore contributo a fare del coaching uno strumento ancora più completo e quindi ancora più utile allo sviluppo  e alla crescita della persona in tutti i suoi aspetti: CORPO, MENTE E ANIMA.

Lo yoga è molto probabilmente la scienza più antica che si conosca . Nella valle dell’ Indo , sono stati rinvenuti sigilli raffiguranti figure umane in diverse posizioni yoga , risalenti a più di cinquemila anni fa .

Lo yoga ,  il cui significato è “ unione “ si basa sul pensiero che tutte le cose , per quanto diverse , riflettono un’unità di base . La scienza ci dice che una forma di pane non è essenzialmente diversa da una pietra , in quanto entrambe sono manifestazioni della stessa energia.

Come spiega Swami Kriyananda* “Lo yoga in quanto scienza ha sempre preteso una verifica irrefutabile delle sue premesse. Proprio come la scienza moderna lo yoga ha sempre mantenuto un approccio pragmatico, anche se nel suo pragmatismo si è addentrato in regioni assai più sottili di quelle fin qui esplorate dalle scienze fisiche” .

Nello yoga viene data particolare importanza all’energia ( prana ) dato che questa è la realtà fondamentale della materia .

Molto tempo fa i grandi yogi (coloro che praticano lo yoga) dell’India affermarono che l’illuminazione (la più alta realizzazione ) dell’uomo dipende solo in parte dai meccanismi celebrali e dalla quantità delle informazioni introdotte. Più importante di tutto asserirono, è l’energia che fluisce attraverso il complesso circuito dei nervi celebrali.

Se il flusso di energia è debole, neppure la più grande quantità di informazioni immagazzinate nel cervello potrà mai produrre idee grandi e originali.

* Swami Kriyananda: Insegnante spirituale, autore e compositore, divenuto discepolo nel 1948 del grande Maestro Paramhansa Yogananda (vedi nota a pag.4), ha diffuso in tutto il mondo gli insegnamenti di Yogananda sulla realizzazione del Sé, mostrandone l’applicazione in ogni ambito dell’esistenza.

Attraverso i nostri sforzi possiamo rinvigorire in due modi questo flusso di energia: eliminando i blocchi nei nervi, e aumentando il flusso stesso dell’energia.

Entrambi i risultati sono raggiungibili attraverso un’assidua pratica dello yoga.

È forse per questo motivo sopra ogni altro, che lo yoga viene definito una scienza e non solo un’arte.

I saggi, tuttavia, hanno insegnato che la forza di questo flusso di energia dipende anche da alcuni fattori esterni. L’aiuto che ci viene dall’ambiente e dalle compagnie che frequentiamo è evidente.

Lo scopo dello yoga è quello di aprire le finestre della mente e risvegliare ogni cellula del corpo e del cervello, perché rifletta e amplifichi l’energia proveniente dall’ universo circostante.

Abbiamo detto che il termine yoga, letteralmente, significa “ unione”, intesa a vari livelli: sul piano filosofico, significa l’unione del sé limitato e relativo con il Sé assoluto; sul piano religioso è l’unione dell’anima individuale con lo spirito infinito; sul piano psicologico, ed è questo che ci interessa maggiormente in questa tesi, l’integrazione della personalità, cioè uno stato in cui la persona non vive più in conflitto con se stessa; sul piano emozionale è il placare delle onde delle simpatie e antipatie che, ci permette di sentirci completi in noi stessi in ogni circostanza.

LO STRUMENTO PRINCIPALE DELLO YOGA: LA MEDITAZIONE

Per avere successo in qualunque attività è necessario agire dal proprio centro interiore .

La pratica della meditazione ci conduce a questo centro interiore, rendendo più facile ogni attività .

Lo scopo principale della pratica dello yoga è dirigere l’energia verso il cervello .

Swami Kriyananda dice che la vera gloria dell’ uomo non dipende da fattori esterni, ma dalla profondità con cui egli riesce ad attingere alle proprie risorse interiori.

Nel libro Raja Yoga egli scrive: ”La meditazione, lungi dal rappresentare un’ attività per persone timide, incerte o deboli di natura, che cercano di fuggire dalla realtà, è un’attività essenziale per chiunque desideri sviluppare pienamente il proprio potenziale umano”.

La meditazione è ascolto.

La società occidentale generalmente identifica la meditazione con il processo del pensiero. Ci dicono di meditare “su” un particolare argomento. Vagamente pensiamo che questo voglia dire riflettere girando in torno a tale soggetto, sperando di raggiungere una più profonda comprensione .

“E’ relativamente nuova per l’occidente la nozione che proprio il silenzio sia la fonte perenne dalla quale nasce la vera comprensione. In altre parole la vera comprensione, e soprattutto quella spirituale non è il risultato del pensare a senso unico al suddetto argomento, ma di una diretta percezione interiore o intuizione” Swami Kriyananda.

La meditazione in questo senso più profondo, inizia con la pratica di acquietare i pensieri e le emozioni.

Tutti noi abbiamo potenzialità e risorse interiori enormi che aspettano solo di essere risvegliate e utilizzate per rendere vittoriose e felici le nostre vite.

Per sviluppare questi nostri poteri interiori, dobbiamo prima imparare a controllare la mente.

Il respiro, se usato correttamente, è uno strumento fondamentale per raggiungere questo scopo.

Non solo il respiro riflette lo stato mentale , ma agisce con forza su di esso . Possiamo vedere il respiro come un riflesso del pensiero e delle emozioni.

Quando una persona è agitata il suo respiro diventa automaticamente più veloce. Quando è calma anche il suo respiro si calma. E’ vero anche il contrario, respirando in modo agitato, si tende a creare uno stato mentale o emotivo agitato.

Similmente, con una respirazione calma e profonda anche la mente e le sue emozioni si calmano, liberandoci da tutta l’agitazione che forse ribolliva dentro di noi.

Un buon esercizio da fare quando ci si mette a meditare è fare alcuni respiri profondi.

Uno tra i più semplici è questo : siedi eretto e inspira profondamente attraverso le narici contando da 1 a 8 . Trattieni il respiro (contando da 1 a 8 ), dopodiché espira ancora contando da 1 a 8 . Non trattenere il respiro fuori ma comincia immediatamente un’altra inalazione . Ripeti questo esercizio fino a 12 volte .

A questo punto concentrati sul rilassamento sempre più profondo, non solo fisico, ma mentale ed emozionale .  Guarda in alto concentrando la tua attenzione nel punto centrale tra le  sopracciglia , sede di una coscienza più elevata del normale stato di coscienza, detta “supercoscienza” . Offri tutti i pensieri e sentimenti in profonda concentrazione in questo punto . Un po’ alla volta inizierai a sentire un sempre più grande senso di pace che ti inonda, come una cascata d’acqua senza peso .

La pace è la condizione naturale dell’anima.

La meditazione eleva la mente a uno stato di pace “supercosciente” . Non è possibile trovare la vera pace al di fuori di se stessi. Quella che in genere viene definita pace è soltanto un temporaneo stato di tregua nella battaglia della vita . Ciò che accade è che  , inseguendo un desiderio dopo l’altro con la speranza che alla fine tutto vada proprio come vuoi tu , ti abitui a cercare cose , a cercare modi sempre nuovi per cercare la pace .

Prima o poi ,  pensi , sarai certamente in grado di goderti pienamente la vita .

L’ironia sta nel fatto che proprio mentre insegui la quiete , perdi un po’ alla volta la capacità di acquietarti veramente ; mentre insegui il godimento , perdi la capacità di godere veramente di qualsiasi cosa .

I Maestri dello yoga dicono che iniziamo a goderci veramente la vita quando impariamo la semplice arte del rilassamento .

La meditazione è un processo di ritorno al proprio centro.

Swami Kriyananda dice : “ la vita di una persona comune è come un volano eccentrico: non intendo un volano con una personalità fuori dagli schemi, ma semplicemente un volano non ben centrato ! Più la ruota acquista velocità più vibra con violenza quando raggiunge una certa velocità, può letteralmente andare in pezzi . La maggior parte delle persone corre lo stesso pericolo. Vive un continuo turbinio ,  vibrando con sempre più violenza perché è fuori dal proprio centro interiore. Si può affermare con sicurezza che ben pochi vivono anche solo vicino al loro centro, vale a dire, vicino a ciò che essi sono veramente . Vivono alla periferia del loro essere e sono perennemente, come si suol dire , sull’orlo di una crisi di nervi. Molti sono come uno strumento musicale stonato . Poiché non sono più in grado di udire le note fondamentali in se stessi, la loro interazione con la vita e con gli altri produce solo dissonanze”.

La meditazione è il mezzo per  “accordare “ il tuo strumento. Un violinista, mentre accorda il suo violino, deve ascoltare con attenzione certe note chiave . Anche noi dobbiamo ascoltare quello che la vita cerca di dirci, sia per mezzo di eventi e di persone, sia per mezzo dei sussurri della super coscienza.

La meditazione quotidiana ci guiderà alla pace che abbiamo così a lungo cercato. “La pace dell’anima ci attende al centro del nostro vero essere ” promette Swami Kriyananda.

Spendiamo le nostre vite cercando di imporre i nostri pensieri sul nostro ambiente . Per qualche minuto prova a dare una pausa a questo processo . Questo non è semplice da fare, ma un’ attitudine all’ ascolto ti aiuterà a perseguirlo . La meditazione non è passività . Proprio come abbiamo bisogno di imparare ad  agire con calma, così abbiamo bisogno di essere calmi dinamicamente .

Paramhansa Yogananda* era solito dire al suoi discepoli :<<imparate a divenire attivamente calmi e calmamente attivi>>.

* Paramhansa Yogananda (1893-1952)  è stato il primo grande Maestro dell’India a vivere ed insegnare in Occidente per un lungo periodo di tempo (oltre trent’anni).Oggi, più che mai, è riconosciuto come un esponente illuminato della scienza universale dello yoga. Autore del famoso libro “Autobiografia di uno Yogi”.

La calma nata dalla giusta meditazione ci permette di vivere in uno stato più elevato di consapevolezza, ci permette di accedere alla supercoscienza, uno stato di coscienza mediante il quale accediamo naturalmente alla capacità  di ricevere intuizioni e soluzioni creative, in questo stato si trova il nostro potenziale più alto.

La supercoscienza ha il suo centro fisico nel lobo frontale del cervello, nel punto centrale tra le due sopracciglia. Quando, attraverso tecniche di concentrazione/meditazione questo punto del cervello viene stimolato portandovi una grande quantità di energia, abbiamo accesso allo stato della supercoscienza .

Allenandoci a vivere sempre più in questo stato di consapevolezza elevato svilupperemo ben presto: chiarezza mentale, pace,  serenità, capacità di discernimento e di autocontrollo,  più energia,  più entusiasmo, più magnetismo personale, più salute, e quindi anche più felicità, appagamento e fiducia in se stessi . Questo perché ci renderemo sempre più conto, con la pratica costante,  che dentro ciascuno  di noi esiste un immenso potere, una forza a cui poter sempre attingere , lì pronta   ad aiutarci a fare delle nostre vite qualcosa di meraviglioso.

Tutti i grandi saggi, da sempre, ci hanno indicato la via, dicendoci che è dentro di noi, nel nostro essere più profondo …

Come spiega Swami Kriyananda: “la meditazione è uno stato di intensa consapevolezza interiore, nel quale la mente non è più impegnata ad arrovellarsi sui progetti e sui problemi che la vita incessantemente ci riserva, ma è invece completamente assorbita nell’esperienza supercosciente . In un senso più ampio , si può anche dire che la meditazione è qualsiasi pratica che abbia come meta finale la consapevolezza supercosciente . La meditazione è la via diretta per sintonizzarsi con la supercoscenza. Nella meditazione dobbiamo far sì che la mente sia in uno stato di ricettività . Si può solo ricevere la saggezza , non la si può inventare . La verità deve essere percepita , in quella tranquilla consapevolezza che è la supercoscienza” .

La meditazione , allora , non è creare delle risposte è percepirle , o riceverle . E’ questo il segreto della creatività .

Siamo più o meno consapevoli in rapporto alla quantità di energia che attraversa il nostro cervello e a seconda della nostra capacità di concentrazione .

Aumentare il flusso di energia diretto al cervello è lo scopo principale delle pratiche dello yoga , che ci offre molti insegnamenti per raggiungere questo obiettivo .

Tra questi vi sono , inoltre ,  la corretta alimentazione , le posture, e gli esercizi di respirazione .

Entrambe i fattori che determinano il grado di consapevolezza di una persona ( la quantità di energia diretta al cervello  e la direzione di quell’energia dopo che lo ha raggiunto ) dipendono in primo luogo da una sola cosa : la capacità di concentrazione .

Quando l’energia è stata portata al cervello ( tramite tecniche di respirazione ),  è altrettanto necessario focalizzarla su un singolo oggetto o stato di coscienza (pace, calma, l’amore,ecc.)

La concentrazione ci aiuta anche ad aumentare il potere della nostra forza di volontà . Infatti gli insegnamenti Yoga ci spiegano che, quando portiamo la nostra attenzione nel punto tra le sopracciglia (chakra della fronte ) e ci concentriamo profondamente in questo punto, andiamo a sviluppare la forza di volontà, poiché nel corpo, il punto in cui ha sede la forza di volontà , è proprio il lobo frontale del cervello, che a livello sottile corrisponde al sesto chakra (chakra della fronte ).

Ad ogni livello di attività mentale, la concentrazione è la chiave per il successo.

Una mente ben focalizzata attrae spesso opportunità di riuscita che, agli occhi degli altri individui meno capaci di concentrazione (e quindi con scarso successo ) paiono colpi di fortuna.

La persona dalla mente concentrata riceve nel suo lavoro e nei suoi pensieri delle ispirazioni che alle menti più ottuse (quindi con scarsa quantità di energia nel cervello ) possono sembrare la prova di uno speciale favore divino. Quegli apparenti “favori” sono invece dovuti alla forza della focalizzazione, che risveglia i nostri poteri e li incanala, dissolvendo gli ostacoli sul nostro sentiero e attraendo letteralmente opportunità, intuizioni e ispirazioni.

Paramhansa Yogananda spiegava che sviluppando  una forte concentrazione noi stessi attraverso le nostre aure (il campo elettromagnetico che circonda il nostro corpo ) diventiamo dei veri e propri magneti in grado di attirare ciò di cui abbiamo bisogno. Egli, spiegava che proprio come un cavo elettrico, quando viene fatto attraversare da una corrente di energia crea un campo magnetico, allo stesso modo anche il nostri corpi quando sono” caricati “ di energia manifestano un certo grado di magnetismo che varia a seconda dell’energia immessa. Con uno strumento molto semplice è facile verificare la potenza del nostro campo magnetico e osservare come una tecnica di concentrazione lo potenzia solo dopo pochi minuti di pratica.

In molti modi sia sottili che evidenti la concentrazione è la chiave più importante per il successo.

Gli insegnamenti dello yoga si basano in larga misura su tecniche volte specificamente a sviluppare la concentrazione.

La meditazione,(insieme a tanti altri benefici) sviluppa e potenzia la concentrazione ed è di grande aiuto anche per raggiungere la chiarezza interiore (chiarezza nella mente e nelle emozioni ).

La confusione interiore è l’opposto della concentrazione.

Quando la mente è chiara, viene naturale pensare ad una cosa alla volta. Disciplinandosi a fare o pensare una cosa alla volta, si ottiene in cambio, gradatamente una crescente chiarezza.

Qualunque cosa facciamo, dovremmo allenare la nostra mente a farla con l’attenzione focalizzata. Questo significa molto semplicemente sentirci interessati e coinvolti in tutto ciò che facciamo.

Il consiglio di Swami Kriyananda è: “fate una cosa alla volta, e mentre la fate, datele tutta la vostra attenzione”.

Un altro beneficio della meditazione è un’ espansione della nostra consapevolezza. Questo ci porta ad una comprensione più profonda di noi stessi, ( tutti conoscono il famoso il detto : “uomo conosci te stesso” ) e del nostro mondo interiore. Come ben sappiamo,  molti grandi saggi del passato hanno dato enorme importanza al vero lavoro che l’uomo dovrebbe fare per la sua felicità e per il suo successo a tutto tondo, e cioè conoscere se stesso. E’attraverso questa conoscenza che abbiamo la possibilità di vivere un vero processo di cambiamento e miglioramento che renderà le nostre vite sempre più gioiose e appaganti.

Eckhart Tolle (un saggio illuminato contemporaneo) nel suo libro “Un nuovo mondo” ci dice che per fare questo è fondamentale imparare  ad usare il pensiero e non a subirlo e ad esserne posseduti.

Dobbiamo liberarci dall’identificazione con i pensieri e le relative emozioni che seguono.

Egli dice che noi non siamo i pensieri, ma l’Essere che li osserva, siamo la consapevolezza che li osserva.

I pensieri non sono necessariamente la realtà… non vanno confusi con la realtà.

La maggior parte delle persone sono totalmente identificate con un incessante flusso mentale di pensieri incontrollati, in gran parte ripetitivi e senza senso e dalle emozioni che li accompagnano (ad ogni pensiero segue sempre la relativa emozione e non viceversa ). E’ soprattutto  questa “disfunzione” che porta  il nostro organismo a disperdere una grande quantità di energia vitale (prana), fondamentale per la nostra salute mentale e fisica, è questa disfunzione che sta causando, nella nostra società, seri problemi  in termini di stress e di esaurimento (energetico) nervoso.

Queste sono  alcune delle problematiche che viviamo quando in noi non c’è sufficiente consapevolezza.

Quando si fa presente a queste persone che nella loro testa c’è una voce che non smette mai di parlare vi risponderanno:<< Che voce?>> oppure negheranno astiosamente, e a parlare è proprio quella voce, è la MENTE NON OSSERVATA (la voce).

La nostra vera identità, il nostro vero io, non è il contenuto della nostra mente, ma la consapevolezza che c’è dietro, che osserva il flusso di pensieri e le conseguenti emozioni.

Il pensiero privo di consapevolezza è il problema principale dell’essere umano.

Attraverso la consapevolezza possiamo liberarci dal pensiero compulsivo e dal falso io costruito dalla mente.

Dobbiamo renderci conto che il pensare (l’intelletto)è solo un aspetto minimo della coscienza che siamo.

Ecco quindi come lo yoga, ed in particolare la meditazione, possono essere un’ulteriore strumento utile al coach per sviluppare in se stesso quelle qualità fondamentali (ascolto, capacità di sintonizzazione, empatia, intuizione) che, una volta acquisite gli permetteranno di “guidare”al meglio il proprio coachee, accompagnandolo nel suo percorso di conoscenza di sé, di cura di sé, di espansione della propria consapevolezza, di realizzazione e quindi di autonomia.

Il coach, sviluppando in sé stesso le capacità sopra citate, sarà facilitato nella capacità di formulare domande efficaci per  stimolare il proprio coachee a fare chiarezza in sé stesso, punto di partenza necessario per poter poi definire e, successivamente raggiungere il proprio obiettivo di miglioramento e/o cambiamento.

Concludo osservando che, a mio avviso, un buon coach, prima di poter condividere qualcosa con gli altri e di poterli aiutare a risolvere le loro “crisi di autogoverno” dovrebbe prima aver acquisito in sé stesso una sufficiente conoscenza di sé, nonché una certa chiarezza mentale e calma interiore, necessarie a renderlo una persona sufficientemente serena ed equilibrata,( punto di partenza a mio avviso necessario per poter offrire agli altri un aiuto veramente significativo).

Ecco allora che la meditazione può essere veramente uno strumento efficace per aiutarci, ed aiutare, a  fare delle nostre vite un vero capolavoro di felicità e successo.



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Questo post ha 2 commenti

  1. Franco Rossi on settembre 30, 2013 at 17:56 Rispondi

    Grazie Angelo per questo tuo generoso e interessante contributo!

  2. Antonella Frigato on settembre 26, 2013 at 09:35 Rispondi

    Anche la saggezza, come le altre cinque virtù universali, può solo esprimersi nell’azione.
    La meditazione è un’azione del cuore.
    Più ne dai e più ne ricevi.
    Grazie Angelo per il tuo contributo e Benvenuto ;-)

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