Interdipendenza e indipendenza, equipe, team….

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Si, sono queste le parole che recentemente mi risuonano in testa e , ormai da qualche tempo, le sento ripetere negli ambiti lavorativi -e non solo- che frequento.

A mio modo di vedere non trovo coerenza tra le parole e l’agire, pertanto  mi sono incuriosita e ho cercato di capire meglio il loro valore e significato !

Provo a condividere….

Parto da ciò che A Lord ha stigmatizzato in queste sagge parole….

Non sono le differenze tra di noi a separarci,

ma il rifiuto a riconoscerle come tali.

Vero, un eccesso di individualismo e di competizione spuntano come conseguenza di una disperata ricerca di valorizzazione e sono una manifesta opposizione all’integrazione e al fare squadra. Terreni fertili sono quei contesti che rendono difficoltoso l’espressione e il conseguimento dell’individualità.

Va molto di moda “lavorare in equipe” ma siamo sicuri di saperlo fare? Siamo sicuri di aver capito cosa significa? E soprattutto siamo sicuri di volerlo?

Lavoro in un’equipe medico sanitaria e quello che vedo è un raggruppamento di specialisti che a vario titolo ruotano intorno ad un paziente ma… non funziona!

Sfogliando un prezioso-dotto regalo che porta il titolo Management by Zen Koan di S Verza e T Serra, ho trovato ciò che cercavo: i corretti significati.

La cultura orientale – la cultura dello Zen – applicata al management permette di annullare il paradosso e le contraddizioni. Non c’è maggior danno che ingessarsi in un comportamento fatto di regole e imperativi; molto meglio vivere consapevolmente il momento presente.

In tale logica trova spazio una gestione di una equipe e/o di un team nell’ottica di equidistanza e interdipendenza. Il lavoro diventa armonioso e performante portando a risultati sicuramente ottimi.

Sulle basi di queste affermazione nasce la consapevolezza che l’attenzione non è sui singoli obiettivi di ciascun professionista quanto piuttosto sulle funzioni dei ruoli e sulle relazioni che si creano tra loro così che si sviluppa e si alimenta un processo/percorso che porta al raggiungimento dell’obiettivo comune… nel mio caso lo stato di salute del paziente!

Cos’è dunque l’interdipendenza? E’ una attitudine che permette di valorizzazione il proprio essere, consentendo la consapevolezza delle proprie risorse e favorendo l’espressione delle proprie potenzialità in modo eCologico ed eGologico.

Ben sappiamo che l’eCologia è lo studio delle complesse interrelazioni ed è  Darvin padre di questa scienza  quando parla di condizioni della lotta per l’esistenza. Oggi la decliniamo come eGologia riferendoci alle relazioni interne al nostro organismo – concetto ben diverso  da quello espresso dal filoso-matematico Husserl, cioè l’ego assoluto. Infatti…..si intende che ogni individuo nella rete di rapporti trova il suo spazio nella piena consapevolezza che il suo agire è inseparabile dall’agire del gruppo.

Il territorio di azione diventa allora colorato e variopinto grazie alle soggettività piuttosto che essere popolato da prescrizioni, da compiti e attività e responsabilità formali e anonimi/e.

A questo punto scatta un’altra considerazione sull’individualismo e collettivismo. Nessuna delle due, quanto piuttosto l’unione di entrambe (Lavorare con i gruppi, Erickson – Trento 2001).

In chiusura dunque della mia riflessione, dico che solo se conosco chi sono (Γνῶθι σεαυτόν è l’imperativo sempreverde (!) iscritto sul tempio dell’Oracolo di Delfi) riesco a comprendere chi è diverso da me e a cercare comunanza, altrimenti… il diverso mi infastidisce fino addirittura, nel caso peggiore, a spaventarmi.

Solo se ognuno vede la sua originalità/peculiarità/potenzialità riconosciuta è maggiormente disposto ad accettare l’ombra del gruppo!

E… data la mia formazione scentifica vi lascio con una equazione….

Interdipendenza = desiderio di competizione + desiderio di cooperare

ma anche con un invito:

Be different! different



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Questo post ha 1 commento

  1. Franco Rossi on ottobre 27, 2013 at 09:39 Rispondi

    Cara Letizia, è un piacere accoglierti nella comunità de IlTuoCoach.it.
    Il tuo post è come sempre molto interessante e stimolante!
    Lascio un ulteriore spunto di riflessione: noi riconosciamo negli altri ciò che già conosciamo di noi stessi, ciò che accettiamo degli altri è ciò che di noi abbiamo integrato, così come ciò che non accettiamo degli altri è quella parte di noi che ci appartiene ma che non è stata ancora integrata…

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