La solitudine del Manager

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Attraverso il coaching si colma una lacuna strutturale insita nelle organizzazioni e legata alla figura del manager: dare per scontato che la risorsa umana una volta promossa, acquisisca in modo automatico le competenze necessarie per ricoprire il nuovo ruolo, un know-how superiore, insieme alla capacità di risolvere qualunque problema. Non è così. La nuova posizione richiede nuove competenze che devono essere acquisite e allenate, ma richiede anche nuove responsabilità. L’acquisizione e lo sviluppo di tali competenze non sono automatiche; si lascia così il manager solo nel momento in cui ha più bisogno di avere tutte le risorse mentali, fisiche e spirituali al massimo dell’efficienza per prendere decisioni, risolvere problemi, fare valutazioni, modificare comportamenti, acquisire nuove abitudini o disapprendere abitudini non più funzionali al nuovo ruolo.

E’ in questo momento che il manager è solo!

Cosa fare? A chi chiedere aiuto?

Al capo che lo ha promosso e ha delle aspettative che il neo manager rischierebbe di deludere? Ai collaboratori? Anche loro hanno delle aspettative che non possono essere disattese. Chiedere ai colleghi? E con quale vantaggio? Magari stanno aspettando di cogliere la pur minima debolezza che possa essere declinata a proprio favore.

La figura professionale che può supportare il manager in questa fase di transizione è quella del coach. Il suo affiancamento porterà il manager a chiudere i gap e raggiungere così gli obiettivi che l’azienda gli chiede, e a migliorarsi come manager e come persona.

Ho conosciuto bene quella solitudine! Si presentava puntualmente in ogni avanzamento di carriera o tutte le volte che dovevo prendere una decisione impopolare. Come avrei voluto avere un coach che mi affiancasse e supportasse nella costruzione di quell’allineamento al nuovo ruolo, e che fosse anche un riferimento con il quale confrontarmi.

Era come entrare ogni volta in un labirinto; ma era anche un’opportunità per mettermi alla prova ed uscire vincente e rafforzato! La capacità di uscire tutte le volte da quel labirinto, è stata la spinta che mi ha fatto maturare la decisione di diventare un Coach Professionista.



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Questo post ha 2 commenti

  1. Laura Marinelli on giugno 14, 2018 at 08:05 Rispondi

    Condivido in pieno il tema della solitudine nel momento dell’assunzione di una nuova responsabilità e confermo che in un tessuto economico fatto da tante piccole imprese, in cui la stessa persona che fino a ieri ha rivestito un ruolo e da oggi diventa altro, c’è tanto bisogno di confronto per crescere e trovare la propria strada in tempi più brevi e sereni, grazie ad un coach!

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