Le emozioni e l’intelligenza emotiva del leader moderno

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Cosa sono le emozioni

Il termine Emozione deriva dal latino “emovère” che significa letteralmente “trasportare fuori, smuovere, scuotere”. Oggi l’emozione viene definita come “processo interiore suscitato da un evento-stimolo rilevante per gli interessi dell’individuo. La presenza di un’emozione si accompagna a esperienze soggettive (sentimenti), cambiamenti fisiologici (risposte periferiche regolate dal sistema nervoso autonomo, reazioni ormonali ed elettrocorticali), comportamenti ‘espressivi’ (postura e movimenti del corpo, emissioni vocali)” (Treccani).

Le esperienze emotive avvengono in modo spontaneo e involontario e si creano in relazione ai significati che ognuno di noi attribuisce agli eventi; cambiano quando mutano i riferimenti o le situazioni sono valutate da un punto di vista differente

Uno studio della Yale University ha stimato che ne viviamo oltre 500 al giorno, ma siamo coscienti solo di una piccola frazione. Purtroppo non siamo stati educati a riconoscerle, interpretarle, gestirle e utilizzarle a nostro vantaggio.

 

La funzione delle emozioni

Le loro funzioni sono quelle di generare cambiamenti fisiologici necessari per adattarsi, preparare l’organismo all’azione e regolare la comunicazione attraverso l’espressione.

Esse hanno un ruolo fondamentale a livello evolutivo, servono a proteggerci, a riconoscere i pericoli e a difenderci da essi. Se viviamo però un’emozione troppo intensamente o se non riusciamo a decifrarla corriamo il rischio di venirne travolti.

 

Emozioni e sentimenti

Le emozioni non vanno confuse con i sentimenti: gli scienziati sostengono che, se l’emozione descrive la risposta del cervello a determinati stimoli, il sentimento descrive la nostra impressione consapevole di tale risposta.

 

Emozione e ragione

Platone descriveva emozione e ragione come “due cavalli che tirano in direzioni opposte”. Il neurofisiologo Antonio Damasio, tra i maggiori esperti in questo ambito, sostiene che il ragionamento deriva dall’emozione e non è in opposizione ad essa.

Le emozioni svolgono una funzione adattiva molto importante per la vita della persona. Se impariamo a gestirle, senza frenarle né farci travolgere da esse, possono rappresentare una guida importante per il pensiero e l’azione.

Le emozioni non sono assolutamente in antitesi con il pensiero logico-razionale, ma, se opportunamente gestite, possono rappresentarne il completamento: per realizzarsi nella vita è infatti necessario saper interpretare e utilizzare al meglio, opportunamente le proprie e altrui emozioni.

 

Le emozioni del leader

Un Leader, con il suo atteggiamento e le sue azioni, guida e influenza le persone che lo circondano e le emozioni giocano un ruolo fondamentale.In realtà ognuno di noi influenza gli altri, tutti siamo in un modo o nell’altro dei leader: pensiamo ai genitori, agli insegnanti, agli allenatori, agli artigiani, ai manager, agli imprenditori. Quello che mostriamo all’esterno è quello che abbiamo dentro, e la capacità di saper vivere emozioni positive e forti può fare la differenza. In questo senso la grandezza di un Leader si basa sulla capacità di far leva sulle emozioni, le proprie e quelle degli altri, di porsi come compagno di viaggio che non ha il monopolio della verità, ma è cosciente della responsabilità di essere guida delle principali risorse di ogni realtà, le persone.

 

L’intelligenza emotiva

L’intelligenza emotiva viene definita come la capacità di riconoscere, identificare e gestire in modo appropriato le emozioni proprie e degli altri per raggiungere determinati obiettivi. Questo concetto è stato teorizzato solo recentemente, nel 1990, ad opera degli psicologi statunitensi P. Solovey e J. D. Mayer, successivamente approfondito dallo psicologo e giornalista scientifico Daniel Goleman. Secondo quest’ultimo l’intelligenza emotiva è un aspetto fondamentale per il successo nel campo del Business e della Leadership.

I 5 pilastri su cui si basa sono la consapevolezza di se stessi, la motivazione, l’empatia, le abilità sociali (comunicazione, leadership, problem solving, decision making) e l’autocontrollo.

In questa direzione risulta fondamentale:

  • la capacità di motivare se stessi e gli altri e continuare a perseguire l’obiettivo nonostante le difficoltà e gli errori;
  • controllare gli impulsi malgrado gli eventi avversi;
  • modulare i propri stati d’animo evitando che emozioni negative ci impediscano di avere pensieri di qualità;
  • coltivare empatia, speranza e fiducia nelle proprie possibilità e quelle dei collaboratori.

L’intelligenza emotiva fa prendere al leader decisioni ottimali, essendo pienamente consapevole sia a livello razionale che emozionale, allineato e coerente con i valori propri e dell’organizzazione, capace di coinvolgere positivamente gli altri creando una visione condivisa.

 

Il leader emotivo

Un buon leader carismatico dotato di buone capacità comunicative non può che essere una persona con un elevato quoziente d’intelligenza emozionale, empatico e sensibile.

Per essere un buon leader non bastano competenze tecniche eccellenti e nemmeno un altissimo QI (quoziente d’intelligenza), è necessario avere anche una componente irrazionale, detta IE (Intelligenza Emozionale), cioè un mix di capacità di conoscere e controllare se stessi, capire e coinvolgere gli altri.

L’arte della leadership è centrare gli obiettivi attraverso la qualità del lavoro degli altri, portando e mantenendoli nella fascia più alta dei livelli di performance, e questo succede quando le persone sono nel miglior stato di benessere personale. Le caratteristiche di questo stato sono: focalizzazione totale sul piano d’azione per raggiungere l’obiettivo, flessibilità e rapidità di manovra, processo di miglioramento continuo delle proprie competenze personali, feedback migliorativi continui.

Sei un leader emotivo quando sai guidarli senza avere necessariamente tutte le risposte e sai ascoltare, chiedere scusa se sbagli. Quando non usi il tuo ruolo per sentirti importante, ma lo dimostri giorno dopo giorno, avvicinandoti più che puoi alla figura del “leader naturale”.

 

Perché l’Intelligenza Emotiva è fondamentale per la leadership

L’intelligenza emotiva è fondamentale perché:

  • le emozioni guidano le persone e le persone guidano la performance;
  • aiuta nel “people management”
  • sviluppa motivazione e spirito di squadra
  • aiuta a essere focalizzati
  • migliora relazioni efficaci
  • crea un clima positivo
  • incrementa il work-life balance
  • favorisce il “change management”
  • sviluppa ottimismo

 

L’intelligenza Emotiva può essere allenata

L’intelligenza emotiva può essere allenata e migliorata a qualsiasi età, ma l’ideale è iniziare da piccoli. In Danimarca, viene insegnata l’empatia nelle scuole, dove i bambini espongono le proprie problematiche e si ascoltano vicendevolmente senza giudicarsi. In seguito si analizza il problema e si cerca di risolverlo insieme guardandolo “con più occhi”, da diverse prospettive.

Risulta comunque fondamentale considerare che prima di essere insegnata a scuola, va appresa all’interno della propria famiglia grazie ai genitori che dimostrano interesse verso le emozioni dei bambini.

 

3 spunti di riflessione

  1. Quante emozioni sei in grado di riconoscere durante la tua giornata?
  2. Come descrivi il clima nella realtà dove lavori?
  3. Come puoi contribuire a migliorarlo?

 

3 libri per approfondire l’argomento

  1. Goleman “Intelligenza Emotiva: che cos’è e perché può renderci felici”
  2. Jushua Freedman “Intelligenza Emotiva al cuore della performance”
  3. Pal Ekman “Te lo leggo in faccia”

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