Le quattro A della relazione di coaching

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Le quattro A della relazione di coaching

Le quattro A della relazione di coaching

Accoglienza, Ascolto, Alleanza, Autenticità

Le quattro A della relazione di coaching non è certo un titolo originale né tanto meno un argomento nuovo… piuttosto è il motivo che mi ha portato ad innamorarmi del coaching ed a intravvedere in tale metodo l’arma vincente – se BEN applicato – in campo medico-sanitario.

Le quattro A della relazione di coaching

Partiamo dal rapporto Medico-Paziente. Una relazione tanto comune, facile quanto difficile.

 

Sicuramente ben studiata nelle sue molteplici sfaccettature ma recentemente così tanto cambiata sebbene il succo rimane: il medico cerca la compliance, il paziente cerca la soluzione.

 

C’è da fare una distinzione: patologia acuta – patologia cronica. Per una patologia acuta (influenza!) tutto è magicamente facile: il pz descrive il sintomo ed il medico, forte del suo sapere, saggiamente prescrive la terapia (agisce!)…

alle palline ‘e glicerofosfato

e bromotelevisionato dittiti’

bicarbonato borotalco e seme ‘e lino

cataplasma e semolino

(liberamente-simpaticamente tratto da pigliate ‘na pastiglia- R Carosone)

Per un patologia cronica (diabete mellito tipo II!) le cose si complicano…. Il medico non può più essere prescrittore, all’azione deve sostituire la riflessione; inoltre non può essere autoritario quanto piuttosto autorevole. Cambia anche l’atteggiamento del paziente che ora diventa parte attiva della sua terapia, non è un mero esecutore di una prescrizione (approfondimento).

Si possono commettere errori fatali se ci si sintonizza sul problema e non sulla persona portatrice di un problema.

Ecco che il coaching diventa vincente! Ci si concentra sulla persona solo avvalendosi alle 4 A della relazione di coaching: AccoglienzaAscoltoAlleanzaAutenticità.

L’accoglienza è fondamentale e grazie ai suoi elementi fondanti quali l’assenza di giudizio, un rapporto sereno e consapevole con il tempo, la capacità empatica e l’accoglienza del sé, permette una raccolta di informazioni -durante l’anamnesi e durante l’allenamento/terapia – completa, esaustiva e dettagliata ma sopratutto permette di non arrivare a conclusioni …. diciamo … affrettate!

Prova-Provata!

Le quattro A della relazione di cachingTestimonianza: La mia bambina ha disegnato un sole nero di carbone appena circondato di qualche raggio arancione. Ho mostrato il disegno ad un dottore. 

Ha scosso la testa, ha detto: “la poverina, sospetto, è tormentata da un triste pensiero che le fa vedere tutto nero.

Nel caso migliore è un difetto di vista: la porti da un oculista”. 

Così il medico mi disse ed io… morii di paura. Poi guardai e riguardai quel disegno… quel foglio.. e vidi che c’era scritto, in piccolo… L’ECLISSE!



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Questo post ha 1 commento

  1. Franco Rossi on gennaio 1, 2014 at 18:48 Rispondi

    Come sempre Letizia riesci ad esprimere teoria e scienza con grande e simpaticissima ironia… ;-)

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