Moda o necessità (seconda parte)

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(continua da Moda o necessità prima parte)

Il coach è un alleato del coachee.

Il coach deve essere un sociologo per dar modo al coachee di trovare dentro di sè risposte per spiegare il complicato ambiente relazionale in cui la persona si trova ad agire.

Il coach non dà risposte.

Il coach dovrebbe essere un consulente esperto e conoscere la mission, la vision, i valori e come essi vengono trasmessi dall’organizzazione ai dipendenti, come vengono vissuti, quali sono le strategie di potere, di decisione, ecc …

In breve, essere coach è molto complicato ma molto utile.
Se banalizzando però si pensasse che chiunque può esserlo, lo trasformeremmo in una moda senza alcun valore aggiunto per l’organizzazione.
Se invece lo prendiamo sul serio, lo analizziamo pre dargli l’importanza che realmente deve avere, diventerà una figura assolutamente necessaria per lo sviluppo personale e professionale delle persone che formano il quadro organizzativo e che deve garantire il responsabile della formazione.



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Questo post ha 1 commento

  1. Antonella Frigato on settembre 16, 2013 at 21:12 Rispondi

    Le mode vanno e vengono.
    Il valore di un’esperienza di crescita reciproca ‘contamina’ per sempre, lasciandoci il dono della condivisione.
    Well Done, Coach Diego!

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