MuShoToku Senza Spirito di Ottenimento

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Essere Monaco Zen e Coach insieme significa richiamarsi all’attenzione istante per istante. Accedere assieme col proprio Coachee a quella dimensione di completa realizzazione e ben-essere al di là di quell’involucro di condizionamenti individuali e comuni che ci separa dalla nostra unicità indiscriminata. La Via per il nostro <Presente desiderato>.

MuShoToku

Senza Spirito di Ottenimento

mugif

 

Questa parola significa che dobbiamo essere <senza scopo>, attimo dopo attimo, senza vivere proiettati nel risultato futuro. Naturalmente, ciò non significa che non dobbiamo pensare al futuro, ma che non dobbiamo proiettare tutte le nostre azioni nel futuro perché così facendo, perdiamo l’unica vera realtà qui e ora.  Agendo con l’intenzione di ottenere un risultato, il nostro unico scopo, paradossalmente, è il risultato e non il benessere del Coachee. Quando siamo interessati al benessere della persona e non al risultato, allora procediamo passo dopo passo con il presente, con ciò che accade attimo dopo attimo nel corso della sessione.

L’essere condizionati dalla ricerca di un risultato rende meno pronti e aperti all’ascolto: può accadere che il Coachee non sia ancora pronto a raggiungere il traguardo che vi siete prefissati e al quale unicamente mirate; altre volte accade che, invece, vada oltre e si attesti a livelli di miglioramento superiori. Rimanendo imprigionati nella ricerca del risultato, si perde la capacità di muoversi a 360° in accordo con le circostanze.

Questo spirito di <non attaccamento>, <non ottenimento> è ciò che caratterizza lo Zen Coach.

Gassho _/|\_

 



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Questo post ha 3 commenti

  1. FabCip on ottobre 20, 2013 at 10:52 Rispondi

    Arigatou gozaimasu.

    La tua passione, le tue emozioni e la tua energia si avvertono nitide in questo tuo articolo e riecheggiano nelle parole che usi.
    Fa davvero bene al cuore ed al cervello aprirsi al significato di “essere senza scopo”.
    I tuoi (ideogrammatici) lemmi mi hanno ispirato un simil haiku:

    Qui ed ora
    Sulla riva del fiume
    Senza pescare alcun pesce.

  2. Maurizio Donatello on ottobre 19, 2013 at 15:50 Rispondi

    Sono stato sempre molto affascinato da concetti come il “non attaccamento” il “non ottenimento” o anche dell’ “agire senza alcun movente” o “agire per agire”. Mi sono sempre chiesto quali potrebbero essere i risvolti pratici e in particolare del modo in cui è possibile utilizzare la conoscenza o l’esperienza di questi concetti per esempio nell’ambito dell’attività di coaching o anche di insegnamento.
    A questo proposito, una riflessione potrebbe essere fatta considerando i cosiddetti “tre guna” (per spiegare i quali farò riferimento al libro “La pratica del Karma yoga” di Swami Sivananda).
    I tre guna sono forze o qualità della natura: sattwa, rajas e tamas.
    Sattwa: è armonia, luce, saggezza, equilibrio, bontà.
    Rajas: è passione, movimento, attività.
    Tamas: è inerzia, apatìa, inazione, oscurità.
    Per tornare al nostro discorso… il “senza scopo”… la mente è fatta in maniera tale che non può pensare ad alcun tipo di azione senza remunerazione o ricompensa. Ciò è dovuto a “Rajas”. Quando sorge la discriminazione, quando la mente è riempita di maggior purezza o di “Sattwa”, questa natura cambia lentamente. Pian piano subentra lo spirito altruistico.
    Ora, è interessante questo passaggio: è impossibile salire dal “Tamas” al “Sattwa”; il “tamas” prima deve essere convertito in pieno “Rajas” poi potrà raggiungere “Sattwa”. Insomma solo un inteso “Rajas” prende una svolta “Sattwa”.
    Potrebbe essere questo un importante spunto di riflessione ai fini di una applicazione tecnica?

    Ringrazio l’autore per gli spunti significativi con cui ha stimolato la nostra riflessione.

    Maurizio

  3. Cristina Maffeo on ottobre 19, 2013 at 15:36 Rispondi

    Grazie! Pensa, che solo pochi istanti fa, ero al telefono con un nostro collega ( reduce anche lui dal corso Zen) e abbiamo intrattenuto una discussione contenente tutto quello che ti scrivi in questo articolo. Telepatia? Non credo! Quello che scrivi è una semplice verità che spesso ci scordiamo di fare nostra.

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