Il primo passo è fondamentale

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PARTO DA CASA 

Di recente, ho vissuto un’esperienza che mi ha permesso di ancorare saldamente questa convinzione in modo positivo e credo possa essere utile a chiunque, donne e uomini, voglia iniziare un percorso di consapevolezza e  cambiamento.

La mia è un’esperienza molto personale ma, allo stesso tempo, universale, in quanto riguarda la Vita, e l’accompagnamento di essa.

Spero potrà permettere di illuminare le vostre riflessioni e ispirare cambiamenti.

Buona lettura,

Il coraggio non sta nel partorire a casa, ma nell’accettare di fare venire al mondo un figlio, in un’ambiente dove l’umanità e la benevolenza scarseggiano.

Ho partorito a casa…

E fu l’esperienza più bella, semplice, profonda, dolorosa, immensamente ricca di insegnamenti che abbia mai vissuto fino ad oggi.

Ho deciso di scriverla, per me innanzitutto, per far sedimentare le emozioni e sensazioni e non lasciarle sfumare con il tempo , ma anche per chi fosse interessato a leggerla.

Partorire a casa, non è stata una scelta semplice o presa alla leggera. Di sicuro, fu la migliore scelta presa per noi, la nostra famiglia, il nostro equilibrio e poi, ma lo scoprirò solo dopo, la mia crescita personale.

Quando a maggio scorso ho saputo che ci saremmo trasferiti a Roma, il primo pensiero fu : “oddio, e ora dove partorirò?”. Ero incinta di qualche mese, e la sola idea di andare in ospedale per fare nascere il mio piccolo mi terrorizzava.I vari racconti sentiti da amiche e conoscenti mi bastavano per sapere che non volevo andare incontro ad un’esperienza indimenticabile per la sua violenza e poca umanità.

Prima ancora di cercare casa, ho cercato un luogo diverso dove partorire. Prima ho cercato ospedali “amici dei bambini” secondo i criteri OMS, e non ne ho trovati a Roma. Poi ho cercato soluzioni alternative, sempre a Roma perché non volevo spostarmi in un’altra regione. Navigando su internet, trovai due soluzioni, il centro acqua luce di Ostia (che pero era chiuso,  già da qualche tempo, e non lo sapevo) e il centro nascita Zoe.  Dovendo andare a Roma a giugno, colsi l’occasione. Presi appuntamento con il centro Zoe e da li iniziò la nostra avventura.

incontrammo assieme con Stefano, mio marito,  Ivana e Daniela, ostetriche e fondatrici del centro. Dopo un colloquio durato poco più di un’ora, decidemmo che avremmo partorito con loro.

Il mio primo parto, a Bruxelles, era stato impostato per essere fisiologico, pero andò diversamente e finì in sala parto, per fare uscire il mio piccolo con una ventosa. Tralascio i dettagli sul come è avvenuto, (ora non sono importanti), ma di sicuro mi hanno “rubato “ il mio primo parto e ciò ha  lascio dei segni ancorati profondamente dentro di me. Un’insicurezza che è uscita tutta fuori durante questa seconda gravidanza e anche durante il parto stesso.

Nella mia mente, non ero stata capace di far nascere il mio piccolo da sola e questa convinzione, sono certa ha anche influenzato il modo in cui ho vissuto la mia prima esperienza di mamma.

Dopo la nascita di mio primo figlio iniziai un percorso di  lavoro personale, un’introspezione per tentare di raddrizzare il tiro. Intrapresi di fare il mio albero genealogico, poi continuai con un lavoro sulla perinatalità. Fu tutto molto utile per capire l’origine di certi blocchi, paure e freni pero ancora persistevano delle paure e dei dubbi sulle mie capacità a farcela da sola.

Me ne resi conto quando, parlando con persone, conoscenti o non,  che mi chiedevano dove avrei partorito, mi sentivo a disaggio nel rispondere che avrei partorito a casa. Osservavo , anzi direi meglio spiavo, la loro reazione. Tentavo di giustificare la nostra scelta anche se non mi chiedevano nulla. Non ero sicura. Man mano che la gravidanza andava avanti , la paura e i dubbi crescevano, e non li volevo guardare in faccia. Ho un carattere determinato e tiravo avanti senza soffermarmi su ciò che sentivo nel profondo. sentivo e dicevo che questa gravidanza era iniziatica, perché vivevo delle esperienza di continue sfide con me stessa e la mia pazienza, che respingevano sempre un po più in là i miei limiti fisici, psicologici ed emozionali, pero non ero autentica con me stessa.

Stefano, ha fatto il suo possibile per esserci il più possibile, però il suo lavoro lo ha impegnato parecchio e mi sono ritrovata e sentita molto sola, durante tutta la gravidanza. Anche se, quando si ha un figlio, non si è mai più sola. Avevo questo costante sentimento di profonda solitudine. Purtroppo ho saputo utilizzare questo sentimento come una risorsa, solo all’ottavo mese. Innanzitutto, questo concorso di circostanze era qui per dimostrarmi che ce la potevo benissimo fare da sola, in tutte le circostanze. Poi, mi ha permesso di stare con me stessa, di farmi le domandi importanti per andare incontro ad un parto in casa. Stefano, con le sue parole, la sua fiducia in me mi ha affiancato ed ho finalmente potuto tirar fuori tutta la paura.

Ho pianto….un pianto irrefrenabile, lungo, incontrollabile e illogico. Tornavamo dall’ultima visita con Daniela. Avevamo deciso di partorire a casa. Era tutto chiaro e quasi pronto. Tornammo a casa e dopo cena, mi sono chiusa in bagno,e sono scoppiata in lacrime. Questo poi mi ha permesso di metter delle parole sulle mie paure e poterle far svanire. Tutto è nato da un semplice gesto. Da li tutti, i ricordi sono saliti in superficie con grande confusione e non ho retto più…dopo questo fiume di lacrime pero, sono finalmente riuscita a capire cosa mi facesse paura.

Non volevo che essere usata e espropriata di nuovo. Non volevo finire in ospedale e ritrovarmi nell’incapacità di decidere per me stessa cosa fare al mio corpo, al mio bambino. Volevo essere pienamente presente e consapevole di ciò che mi sarebbe accaduto. Volevo essere protagonista attiva e non lasciare li altri decidere per me cosa sia meglio per me…

Ne parlai con Daniela e con Stefano, visto che sarebbero stati loro ad affiancarmi in questo viaggio, e subito mi senti accolta senza giudizio, con amore e benevolenza. Mi senti in buone mani, nel caso in cui non fossi stato in grado di decidere per me.

Poi arrivo il grande giorno, una domenica, quella del referendum e del derby. Una domenica di sole e serenità.

Fu un viaggio bello, giusto, che onda dopo onda mi ha portato al centro della terra. Lì dove il magma è fuso. Dove tutto muore e tutto nasce. All’inizio delle contrazioni, ci guardammo con Stefano e i nostri occhi si riempirono di gioia, il cucciolo stava arrivando!

Durante il travaglio, lui si occupò di Samuele. Daniela, povera lei, si occupò di riempire la vasca con le pentole d’acqua (lo scaldabagno non ci ha aiutato), ed io mi occupavo di accompagnare il nuovo cucciolo verso casa. Mollare la presa, lasciarmi andare in piena consapevolezza. Anziché resistere e combattere contro il dolore di ogni contrazione, le ho accompagnate. Ho seguito il movimento, per aprire ogni parte di me a questa nuova vita che cercava la sua indipendenza da me. Ho fatto un travaglio molto attivo, mi sentivo presente a me stessa e al piccolo che stava, anche lui facendo la sua parte. Eravamo, siamo tutt’ora, una squadra, e molto efficiente devo dire. Dava il ritmo, ed io seguivo camminando, facendo dei movimenti di bacino, suoni che non erano urli ma vibrazioni di apertura.

Dopo poche ore, entrai in acqua, oramai c’eravamo quasi, anche se, in quel momento, avevo ancora dubbi sul punto in cui ero giunta.  Talmente grandi erano le mie incertezze di non sapere far nascere un bambino, che non mi fidavo delle mie sensazioni che preannunciavano la fine del viaggio. Stefano uscì dalla stanza di Samuele qualche minuto dopo, mi disse: “puoi andare, Samuele dorme.”

Li senti come una molla scattare. Daniela mi disse che vidi uscire la tigre in me. Iniziarono le contrazioni per la spinta. Tutto il mio corpo sapeva benissimo cosa fare, e lo faceva spontaneamente, mentre la testa girava a vuoto facendo mille domande: “ma sto spingendo bene?, Sento che scende, ma siamo certi che sta scendendo? E se non stesse facendo la cosa giusta. Non è che anche lui rimane bloccato? Non è che sto facendo male?” e mille altre domande che vennero fuori. Erano le cicatrici lasciate dalla prima esperienza.

Daniela ed Ivana sono state delle presenze preziose. Angeli presenti con delicatezza, senza mai intervenire. Sapevo che erano qui, accanto a me; che se avevo bisogno le potevo chiamare. E stato bellissimo sentire la loro fiducia in me, nelle mie capacità. Mai mi hanno detto ciò che dovevo fare o no, sono state una presenza delicata, rispettosa, amorevole, discreta. Un sostegno imprescindibile. Non c’è stato il protagonismo che spesse volte si può incontrare in chi aiuta a dare alla luce.

Poi arrivo le ultime spinte, quelle in cui la vita e la morte si sposano…Il dolore che c’è che ti fa pensare di non farcela, di andare via, e poi…la testolina. Un’ultima spinta e il tutto il corpo era qui…e dimenticavo tutto il resto. Elia, così si chiama il nostro secondo cucciolo, era arrivato tra noi. C’è l’avevamo fatta. Mi sono sentita fiera di me, di lui, orgogliosa di essere mamma.

Poi, il fatto di stare a casa  mi ha dato una carica emozionale in più. Mi sentivo in una bolla di amore e dolcezza. Ho passato la notte nel mio letto. Niente sconosciuti, niente luci forti, niente odori o rumori invasivi. Tutto familiare. Io mi sentivo benissimo. Mi sono messa a letto, e dopo qualche tempo, mentre stavamo brindando, Samuele si è svegliato ed ha detto “ciao ciao bébé!”. Queste sono emozioni che solo il parto in casa può dare.

Il giorno dopo non mi rendevo conto di aver partorito. Il mio corpo era rilassato e io riposata.  Vedevo che Elia, era molto sereno e sveglio. Tutt’ora sento che Elia ha una fiducia e una serenità particolare nell’altro, nella vita. Non so bene come spiegarlo ma lo sento, lo vedo, rispetto a Samuele, il cui arrivo sulla terra è stato già difficile e violento.

Concluderei con una piccola riflessione : Noi madri abbiamo una grande responsabilità nel mettere al mondo i futuri cittadini.

Impostando i primi momenti di vita sulla fiducia nell’altro e nelle proprie capacità ,sull’accoglienza benevole e dolce, magari potremmo cambiare, pian piano la tipologia delle relazioni umane. I cambiamenti partono dalle piccole cose, dai primi gesti. Come si dice ? “la prima impressione è quella giusta”.

Facendo questa scelta del parto in casa, non abbiamo voluto andare contro corrente, ma essere coerenti con dei valori importanti in cui crediamo. Come ci disse il pediatra “  [abbiamo dato] una base armonica sulla quale far crescere un Uomo” io aggiungo , un’Uomo che si senta libero di agire, amare e che non tema la solitudine ma anzi la ricerca per trovare in se le risorse necessarie alla sua crescita. Magari da grande,  Elia ci dirà, fiducioso del fatto che non ci siamo e lo accoglieremo sempre : “parto da casa, per cambiare me stesso e chissà cos’altro”.

Grazie Stefano, Samuele, Daniela, Ivana e tutti voi che avete creduto o meno in me. Ogni vostro pensiero, di qualsiasi natura, è stato nutrimento per la mia crescita e fiducia in me stessa.

Sarah Khoudja



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