Siamo come giardini

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Siamo come giardini Alba, risveglio. Cosa mi spinge nel cuore del giorno? Il trillo della sveglia ha il suono del nastro di partenza di una gara che qualche volta non mi piace. Questo giorno, questi tanti giorni, sono diventati ormai una competizione con cose da fare che non corrispondono più all’entusiastica voglia di trasformare il mio potenziale comunicativo nel mio mestiere. Non ho tempo di scrivere. Non ho tempo di camminare. Non ho tempo di studiare. Corro. Corro a pagare i conti, a rimediare problemi, a riparare qualche frattura nell’anima di chi mi domanda appoggio. Di questa corsa mi rimprovero, perché so che potrei fare di meglio. So che potrei fermarmi. C’è un luogo dentro, che assomiglia ai giardini che vado a ripulire come volontaria. Un luogo che chiama al tempo che ci vuole per togliere gli infestanti, preparare il terreno, seminare le aiuole, potare gli alberi, aspettare le lune e irrigare quando è secco, sgombrare i pozzetti di deflusso delle acque quando occorre drenare perché piove troppo. E’ un luogo che m’insegna a essere paziente e umile, quando pretendo troppo, voglio fare troppe cose assieme e creo un disordine che m’inquieta e forse affligge qualcun altro intorno. Un luogo dove allenarsi a riordinare i pensieri e i fogli come i filari delle viti, aspettare una maturazione psicologica così come si aspettano le prime fioriture del mandorlo in febbraio, un luogo che invita a lavorare nella grande rete del sole che matura e della luna che regola le acque, degli amici che consigliano, dei colleghi che fanno da esempio, dei clienti che insegnano come fare il tuo lavoro. Siamo come giardini, abbiamo bisogno di attenzione e di cura; vogliamo che una coscienza vigile ci nutra, ci riordini e ci orienti, affinché il grande paesaggio intorno alla nostra vita possa parlare con noi senza sovrastare. Vogliamo conoscere la capacità che ci è data di incidere nella realtà, mentre il nostro potenziale, così tutelato, ormai cresce seguendo il suo corso naturale. Paradiso ricordo che significa “orto concluso”. Ogni giorno riordinato sembra diventare un giardino ben fatto. Questa volta lo abbiamo detto ad alta voce.

 

 



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Questo post ha 3 commenti

  1. Laura De Sio on novembre 9, 2013 at 12:06 Rispondi

    Buongiorno Alessandra,

    ho amato leggere le tue parole per l’eleganza la delicatezza la sensibilità e l’immagine che trasmettono. Sono convinta che esiste quel posto dentro di noi a cui “fare posto”..
    e sono altrettanto persuasa che quella consapevolezza abbia riverberi esterni.
    Mio figlio, di 4 e mezzo, ad una mia amica, quasi partoriente, ha chiesto:” quando ..ehh.(non veniva la parola) quando fiorisce?”
    Siamo rimasti stupiti ed addolciti da quel termine. Perchè, sono d’accordo con te, si sboccia, si germoglia e si fiorisce quando ci si prende cura di noi stessi e di altri/o, non solo nella vita di bambino, ma anche e soprattutto nella vita di adulto. E’ importante non trascurarlo.

  2. Alessandra Capelli on novembre 5, 2013 at 15:49 Rispondi

    Ogni creatura esprime la stessa energia dell’Uno in modo unico. Diventare quell’unico fiore della vita è per noi il lavoro più bello, e scoprire che quel diventare se stessi ci rende coscienti che siamo un unico giardino è per noi lo stupore che ci rende più appagati.
    Grazie Antonella di essere un tesoro irripetibile! Alessandra

  3. Antonella Frigato on novembre 4, 2013 at 18:41 Rispondi

    La tua tenacia è come la forza delle radici delle piante del tuo giardino, come l’albero che fa da specchio e simbolo della nostra vita.
    Grazie e Benvenuta Alessandra ;-)

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