Spaccatore di pietre? No costruttore di cattedrali…

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Credo che la possibilità di dare senso alle cose fa la differenza e porta felicità!

E’ il significato che costruiamo intorno alle nostre esperienze (the meaning life tesi centrale di V Frankl) che ci permette di essere felici e se manca ci condanna alla deriva del vuoto, della contingenza più retriva, di un presente che , per quanto neutro o addirittura abbastanza buono, non nutre il nostro sé, non attiva alcuna energia.

Felicità un termine recentemente stropicciato, dilavato/diluito in numerose forme e che mi ha attratta e incuriosita… forse perché insito nella mia professione: nutrizionista, come nel mio stesso nome: letizia, oltre che esserne sinonimo!

Da un punto di vista biologico la felicità è il soddisfacimento di tre bisogni primari dovuti agli istinti ed impulsi fisiologici: fame, sonno e appagamento sessuale… (the pleasent life o felicità hollywoodiana). Un mio caro dotto amico (!) li esplicita con le tre parole conosciute dall’uomo di Neandertal che ogni giorno portiamo a spasso con noi: pappa nanna tette!

E’ un adattamento edonistico e in neuro-psico-biologia troviamo spiegazione umorale-ormonale. Le endorfine – molecole proteiche – inebriano i recettori del sistema nervoso e inducono variazioni di umore. Qualcuno parla di tossicomonia positiva, sperimentato dai runners, per indicare come ci si possa appassionare ad una allenamento tanto da non poterne fare a meno.

Ora, per quanto simpatico, realistico, folkloristico e sagace quanto sopra scritto, mi piace dare alla felicità uno spessore anche culturale.

In Lettera sulla Felicità, Epicuro parla di felicità come assenza del dolore sia fisico (aponia) che psichico (atarassia) mentre secondo la scuola cirenaica, felicità è conseguimento del piacere immediato intenso o godimento. Sono i greci a parlare, poi di eudaimonia intensa come avere il dio a favore.

Sotto un profilo scientifico-culturale, dunque si può intendere la felicità come un comportamento. Questo infatti esprime l’impatto delle azioni sull’ambiente e in parte media l’effetto dell’ambiente sulla biologia.

Ecco qua il ruolo del coach che allena il coachee ad affrontare l’ambiente in modo integrato cioè con consapevolezza – autonomia e responsabilità. Questo da senso alla quotidianità, porta promozione della felicità e porta….. a costruire cattedrali!

spunti da: L’Essenza del Coaching di A Pannitti e F Rossi, FrancoAngeli Ed.

Un breve-dotto racconto… buona lettura!

La storia dei tre spaccapietre: C’è una vecchissima storia, che racconta di uomo che, recatosi in pellegrinaggio in una grande città del passato, vede per strada un tipo sudatissimo, stremato, che sta spaccando pietre.

Si avvicina e gli chiede: “Che cosa state facendo, buon uomo?”

E il tipo: “Vedete, signore, sto spaccando pietre. E’ dura, ho mal di schiena, ho sete, ho caldo… faccio un mestiere da cani, non sono più un uomo…”

Il pellegrino prosegue, e vede più lontano un altro tipo, anche lui sta spaccando pietre, ma non ha l’aria così malmessa come il primo. “Cosa fate, buon uomo?”

“Eh, si, mi sto guadagnando  la giornata! Spacco pietre, non ho trovato un lavoro migliore per dar da mangiare alla mia famiglia, ma sono contento che almeno ho questo qua!”.

Il pellegrino continua e si avvicina ad un terzo uomo. Anche lui sta tagliando pietre, ma è sorridente, energico, sereno. “Cosa fate, buon uomo?”

E il tipo risponde: “Ah, caro amico, io sto costruendo una cattedrale!

 

 



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Questo post ha 1 commento

  1. Laura De Sio on ottobre 31, 2013 at 11:14 Rispondi

    Cara Letizia,
    le tue belle ed evocative parole sulla felicità e la storia mi hanno rimandato al potere della immaginazione di ciò che si desidera e si fa. Potere che vedo nel costruttore di cattedrale ed in noi quale ingrediente fondamentale per dare il senso di meaning life di cui parli in maniera affascinante.

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