Storie di coaching – Racconto 3

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La protagonista del prossimo racconto di Storie di coaching è Sonia, una donna di mezza età che aveva dedicato gli ultimi anni della sua vita prima del nostro incontro alla propria crescita interiore. Un percorso che l’aveva portata a riscoprire una grande energia dentro di sé e un forte senso di connessione con tutto ciò che la circondava.

Allo stesso tempo, però, una strada che l’aveva messa di fronte a scelte difficili, che aveva sofferto, come per esempio quella di lasciare la sua terra di origine e la sua famiglia.

Perchè mi contattò?

Il motivo per cui mi contattò era legato al fatto che, nonostante da una parte fosse pervasa da questa sensazione di grande energia, dall’altra si sentiva bloccata. Non riusciva a materializzare questa sua consapevolezza nella realtà quotidiana e confessò di sentirsi in un momento di profonda confusione. Come se fosse avvolta da una nuvola nera all’interno della quale stava male.

Obiettivo di percorso.

Quando le chiesi cosa l’avrebbe fatta stare meglio, mi disse: “Essere più sicura e in armonia con me stessa. Ritrovare il mio equilibrio emotivo. Avere più fiducia nel mio sentire.

Era questo il suo obiettivo di percorso. E per sua stessa ammissione sapeva di essere pronta a raggiungerlo, ma non aveva idea di come farlo, da dove iniziare. Soprattutto in quel momento in cui il suo livello di autostima, diceva, era molto basso.

Gli aspetti più belli di te.

Allora, la invitai a focalizzare tutti gli aspetti più belli di lei e scriverli in una lista. Quando ebbe finito (ne trovò almeno una decina) li lesse ad alta voce e con un sorriso mi disse che si sentiva piena di gioia. In quel momento, la nuvola nera sembrava essere scomparsa.

Nei giorni successivi, iniziò ad utilizzare quella lista come un mantra, che rileggeva anche più volte al giorno, ottenendone sempre un grande beneficio. Era un piccolo gesto che le dava forza e le permetteva di ricordarsi chi era anche nei momenti in cui le varie situazioni della vita la facevano sentire più insicura.

Piccole pratiche quotidiane.

Sulle ali dell’entusiasmo, iniziò a identificare anche altre piccole pratiche quotidiane che la potessero aiutare a stare meglio, ad avere più fiducia e a portare nella sua “realtà esterna” quella sensazione di energia e unione che sentiva dentro di sé. E quando le chiesi come la faceva sentire l’idea di poter introdurre nella sua vita tutte queste piccole azioni quotidiane, Sonia mi rispose: “Forte e soddisfatta.

Prime mosse.

La invitai a scoprire quali avrebbero potuto essere le sue prossime mosse per ritrovare sicurezza e armonia e lei identificò tre aspetti che a suo dire l’avrebbero portata dritta verso il traguardo finale: apprendere nuove cose, ritrovare armonia con la sua famiglia, prendere piena consapevolezza di quello che era stato il suo percorso fino a quel momento.

Passare all’azione.

Durante il lavoro su queste tre tematiche ci furono degli alti e bassi, come è normale che sia, ma Sonia li affrontò sempre con forza e coraggio. Riuscì a comprendere, per esempio, che attraverso l’accettazione della paura e dell’insicurezza, poteva assumerne il controllo e inquadrare nell’immediato la soluzione migliore per uscire dalle sabbie mobili e ritrovare il suo equilibrio.

Verso il traguardo finale.

Verso la fine del suo percorso di coaching, Sonia affermò di sentirsi a buon punto, anche se aveva la sensazione che le mancassero ancora una 20na di passi da compiere (su un totale di 100) per arrivare al traguardo finale.

Secondo lei, le ragioni di questa distanza ancora da percorrere risiedevano in due motivi principali: la pigrizia e il non volersi assumere pienamente la responsabilità della propria vita, delle proprie scelte. Identificò questo mix di fattori come l’equivalente del “diventare grandi”, lasciar andare il passato e aprirsi totalmente a presente e futuro.

Affrontare la paura di non farcela.

Quello che la bloccava, adesso, era la paura di non farcela, di non avere tutte le risorse necessarie per compiere questo ulteriore step. Così, la invitai a guardare il suo recente passato, tutto ciò che mi aveva raccontato di lei. Sonia iniziò a rivivere gli ultimi 8 anni della sua vita, l’equivalente di 96 mesi o 2.880 giorni circa, e si commosse al pensiero di tutto ciò che aveva fatto, di quanto fosse stata forte, di come si fosse presa cura di sé e del tipo di percorso fatto fino a quel momento. Tornò ad apprezzarsi pienamente, anche come donna.

Comprese di avere le risorse per colmare quella distanza, quei 20 passi che ancora la separavano dal traguardo. E disse di volersi scrollarsi di dosso la pigrizia, per riprendere più leggera il suo cammino.

L’ultima sessione.

Alla fine della sua ultima sessione, Sonia condivise con me il suo sentirsi più radicata e mi disse che i passi che la separavano da quel suo tanto agognato traguardo erano rimasti soltanto 5. E aggiunse, che questo ormai non era più un problema, perché adesso era forte e radicata, aveva recuperato tutta la sua fiducia e autostima, e sapeva di avere tutte le risorse necessarie per arrivare in fondo a quella strada lungo la quale, qualche settimana prima, le sembrava di essersi persa.

A presto con un nuovo racconto di Storie di coaching,

Gianluigi

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