Team aziendale: 6 regole d’oro per una squadra vincente

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Cosa tiene unita e guida una squadra vincente? Empatia, condivisione, professionalità, competizione spinta, mai rivalità. Queste sono le parole chiave per lavorare bene insieme.

Ricordati, però, che in un’azienda non può esserci democrazia. Nel corso degli anni, molti tra sociologi e esperti di risorse umane hanno studiato il lavoro di squadra. Però, non hanno mai capito quali fossero le caratteristiche del team perfetto. Tutto ciò, fino a quando un progetto, avviato da Google tra i propri dipendenti, ha mostrato che quello che fa funzionare bene una comunità di persone, è, in fondo, proprio il senso di umanità.

Il tempo trascorso da manager e impiegati in attività che prevedono un team e una collaborazione con i colleghi è cresciuto del 50% negli ultimi vent’anni. Ciascun lavoratore, in molte aziende, passa più di tre quarti della sua giornata comunicando con i colleghi.

Una squadra efficiente, però, è quella in cui ogni lavoratore interviene al momento giusto di una riunione, dice solo cose appropriate e torna alla propria scrivania quando l’ultimo punto all’ordine del giorno è stato affrontato.

  1. Crea un ambiente “pscicologicamente sicuro”, in cui i tuoi colleghi non abbiano timore di essere criticati
  2. Evita di dimostrare la tua superiorità sui collaboratori
  3. Osserva gli stati d’animo dei tuoi colleghi e aiutali se in difficoltà
  4. Dedica del tempo a raccontare le tue vicende personali, ma preoccupati se la riunione va fuori tema
  5. Non subire i torti o gli insulti in silenzio, ma reagisci mostrando il tuo dispiacere
  6. Fai in modo che tutti parlino per la stessa quantità di tempo

Solo quando l’atmosfera di un luogo di lavoro è impregnata di empatia, nel gruppo di lavoro ideale si crea quel clima di “sicurezza psicologica”. In questo stato, nessuno teme di essere criticato dagli altri o si affretta a saltare sulle debolezze altrui. Come per magia, gli interventi di tutti i colleghi si equilibrano per lunghezza e le aggressioni più o meno esplicite vengono scoraggiate. Le riunioni del team si riempiono di idee all’apparenza strampalate, ma che nessuno ha il timore di esporre. Inoltre, aumenta il livello di stima reciproca e soddisfazione sul lavoro, fondamentali per ottenere i risultati che desideri.



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Questo post ha 3 commenti

  1. Bibianna Teodori on gennaio 11, 2017 at 11:37 Rispondi

    Buongiorno Gianluca,
    grazie per aver condiviso il tuo punto di vista.
    l’essenza di ogni organizzazione è quella di unire le proprie forze per raggiungere un obiettivo comune, che però non sempre si traduce in un lavoro di squadra. spesso ci si ritrova a lavorare si in un ambiente unico, ma ognuno percorre la propria strada da solo per diversi motivi. lavorare in gruppo significa seguire invece un percorso insieme ad altre persone. in un gruppo non prevalgono le capacità del singolo, poichè ognuna di esse devono trovare il modo di convergere in una nuova entità, appunto il team, che ha uno spirito tutto suo. il potenziale del team non è dato dalla somma delle caratteristiche dei singoli componenti, ma è l’unione stessa per lavorare ad un intento comune, con una mentalità comune, verso un obiettivo comune, costruendo e favorendo una strategia comune che crea il valore aggiunto.
    E’ necessario per l’azienda, dotarsi di una strategia di selezione e di formazione adeguate che consentono
    di educare alle dinamiche di gruppo.per esempio, il team building comprende attività, giochi di simulazioni, esercizi che costringono i partecipanti a cercare soluzioni efficaci nel minor tempo possibile, quindi lavorando insieme in maniera efficace e metodica. spesso questi incontri vengono fatti in palestre, campi sportivi, perché si ritiene che il gioco di squadra sia uno dei mezzi più efficaci per raggiungere questo scopo.
    Lo sport può sembrare distante dal mondo del lavoro. eppure proprio il principio di disciplina, insieme alla motivazione, al desiderio di avanzamento, al sostegno tra compagni di squadra o all’importanza del leader, diventa una metafora importante per qualsiasi tipo di team che si voglia portare all’eccellenza.
    credo che quando si lavora per un obiettivo comune.
    il timore di essere criticati caro Gianluca, ha a che fare con il modo in cui fronteggiamo gli eventi della vita, e della vita lavorativa. a seconda della percezione della loro problematicità, delle nostre caratteristiche di personalità, delle nostre capacità di adattamento, dei fattori ambientali concomitanti e dell’esperienza di vita, ognuno di noi inscena più o meno rigidamente una serie di comportamenti da “copione”, atteggiamenti già sperimentati nel passato per far fronte a situazioni problematiche riconducibili in qualche modo a quella presente. Ogni essere pensante è fondamentalmente ok, ma nonostante ciò, particolari condizioni di vita, e vita lavorativa, minano tale realtà, cosi’ da favorire l’insorgere di posizioni esistenziali non-ok.
    Secondo L’Okness, la filosofia di base dell’Analisi Transazionale ogni essere pensante è ok, ognuno è ok. capi, colleghi, subalterni, clienti, fornitori, utenti, sono tutti di valore e dignità in quanto persone.
    l’essenza di ogni essere umano nelle organizzazioni è ok, anche se a volte il comportamento degli stessi può non esserlo.
    I ruoli non sono persone e le persone non sono ruoli ma molto di più.
    il leader ed i colleghi anche se diversi e in una posizione asimmetrica (per professione o ruolo organizzativo) sono sullo stesso livello, in quanto essere umani.
    in quanto essere pensanti è responsabilità di ciascuno determinare i propri comportamenti organizzativi esercitando la propria discrezionalità di ruolo.
    Buona giornata e grazie ancora.

    • GIANLUCA MEDEA on gennaio 11, 2017 at 18:30 Rispondi

      Carissima Bibianna,
      quando tu scrivi “I ruoli non sono persone e le persone non sono ruoli ma molto di più.
      il leader ed i colleghi anche se diversi e in una posizione asimmetrica (per professione o ruolo organizzativo) sono sullo stesso livello, in quanto essere umani.” ….io non posso fare altro che darti ragione.
      Ma permettimi, quante volte è capitato che i corsi di team building , fatti come tu dicevi in location particolari (nel nostro caso anche in un parco avventura) vengono prima accolti con diffidenza, poi svolti con entusiasmo ed infine (tornati in azienda) non gli viene dato un seguito ?
      La mia difficoltà molte volte sta nel far capire che il tutto non è fine a se stesso.
      Sai Bibianna , se le sensazioni , le tecniche e le esperienze viste durante queste sessioni terminano con la sessione stessa, vuole dire che non verranno mai utilizzate come viatico per una possibile (esagero) visione aziendale .
      Quante volte si combatte (e si vince) contro la diffidenza e quante volte si combatte (e si vince?) contro l’ignoranza ?
      Quest’ultima secondo me è la battaglia più difficile , ma forse la più bella da vincere.

      Grazie per lo scambio di vedute, buona giornata Bibianna

  2. GIANLUCA MEDEA on gennaio 10, 2017 at 13:22 Rispondi

    Buongiorno Bibianna,
    molto interessante l’articolo.
    Dal mio punto di vista (e per le mie esperienze) trovo molto importanti i primi due punti da te elencati.
    Il timore di essere criticati molte volte impedisce alle persone di esprimere le proprie idee (anche sbagliate) .
    Si rischia cosi’ di perdere (magari) utili spunti o suggerimenti .
    Il voler imporre , invece, la propria superiorità lo trovo un grosso limite da chi (di solito) si sente in difetto ed ha quindi bisogno di imporsi con prepotenza in qualche modo.
    L’unione dei due fattori , purtroppo , la trovo molto di difficile realizzazione…o meglio diciamo che sarebbe bellissimo ma molto dura da mettere in pratica nella realtà ( e giuro che sono un ottimista di natura)
    Ottimi spunti , che comunque sarebbero degni di discussioni approfondite…
    Grazie e Buona giornata

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