Vi presento il Coacher

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La prima volta che ho pronunciato questa parola ad alta voce (a mio marito) la sua osservazione è stata: “Cos’è il Coacher?” Ed io: la domanda è: “Chi è il Coacher?”

La parola rimanda indubbiamente al COACHing,  ma le figure del Coaching sono il Coach, come allenatore e supporto del Coachee ed il Coachee stesso.

La parola rimanda al managER o leadER ma neanche lì è individuabile. Allora?

Come nasce il Coacher

La figura del Coacher nasce dalla mia esperienza decennale nell’ambito delle Risorse Umane in diverse aziende multinazionali in Italia. Nasce dall’analisi del clima, dello sviluppo e della formazione delle risorse umane unita a quella della struttura organizzativa di queste aziende. Dalla piena comprensione della differenza tra potenziale e performance. Tra valutazione del risultato e supporto allo sviluppo delle capacità.

Nasce dalla fiducia e dal rispetto che ho nelle persone, singolarmente, e dalla convinzione che tutti meritano una chance di  diventare cosa diversa da un dipendente esecutore e spossessato di se stesso partecipando alla creazione di valore condiviso attraverso una scelta consapevole di responsabilità ed impegno.

Nasce da uno studio fatto sul management moderno comparato con le necessità di oggi.

Oggi non esiste il posto fisso, non esiste la laurea che facilita l’assunzione a vita in un’azienda. Non esiste seguire la volontà di un mercato per la certezza del futuro.

Non esiste più poter retribuire persone che si sentono nel posto sbagliato per un “destino giusto”.

Non esiste più seguire la strada dei padri, delegare a loro la propria volontà e motivazione per avere una strada spianata.

Oggi non esiste più la specializzazione vitalizia del lavoro che obtunde le idee, la creatività e la voglia di mettersi in gioco.

Oggi esiste la generazione Y. Una generazione che ama, propende e difende la personalizzazione delle relazioni, la collaborazione, la velocità ed il multitasking.

Rispondere a questa nuova e diversa domanda di collocazione nel mercato del lavoro significa saper innovare il management al punto tale da poter essere in grado di accogliere questo cambiamento. e non  di rifiutarlo, perché questo è il nostro futuro. Impariamo a valorizzare non a criticare.

Allora diventa un diktat del tempo essere flessibili, recuperare fiducia nell’uomo,; l’uomo pre- rivoluzione industriale,  pre- nascita delle grandi aziende standardizzate e burocratizzate, quell’uomo capace di esprimere al meglio le sue capacità di inventiva e creatività.

Tutti abbiamo bisogno di creare per poterci esprimere. Tutti vogliamo evolvere guardando al meglio e non al peggio; a chi sta peggio.

VALORE- INNOVAZIONE -SPERIMENTAZIONE sono le uniche parole che possono traghettarci verso il nuovo futuro.

I vecchi modelli non funzionano più integralmente presi. Risalgono a 100 anni fa. Hanno dato vita al dipendente: una specie spersonalizzata e deresponsabilizzata di lavoratore.

Hanno anche creato standardizzazione, coordinamento controllo, sicurezza, efficienza. Assolutamente utili per le aziende. Ma non più sufficienti.

Vecchio è anche il linguaggio manageriale: Manager, capo, dipendente, top down, cascata, vertice, piramide.

I “Pochi” non sono in grado di far correre la macchina. Per reinventarla ed innovarla ci vogliono i “tutti”.

 

Allora parto da qui.

Dal linguaggio. Da una nuova figura di lavoratore: curatore del cambiamento. Il Coacher è al servizio delle persone, delle idee e dei capitali. Il Coacher che smantella partendo dalle obsolete convinzioni, trattenendo quanto di buono c’è nel “vecchio e provato” per portarlo con sé nel “nuovo e da provare”.

Chi è

E’ un essere umano con tratti caratteristici, attitudini, altrimenti dette competenze distintive (soft)che riporto di seguito. Il Coacher è:

Acceso. È motivato di una motivazione intima, (c.d. intrinseca), che fa parte del suo Essere, e si accende di fronte alla passione. È la motivazione che si scatena producendo l’energia giusta per affrontare le proprie sfide, per costruire il proprio talento.

Connesso. Connesso con se stesso e con gli altri. E’ emotivamente intelligente, cioè in grado di conoscere se stesso e sapersi rispettare per, poi, conoscere gli altri e saperli rispettare.

Felice. Ritiene che la ricerca della felicità sia la via per far bene e fare meglio. Parla di una felicità che non è esistere solo per prendere, ma è la propria felicità che non elude quella degli Altri, si inserisce, anzi, in un progetto comune che sa di felicità condivisa.

Power free. Libero dalle equivalenze gerarchiche: servo/padrone. Capo/collaboratore. È un re-distributore di potere.

Orientato alla sperimentazione. E’ un rivoluzionario della mente. E’ per nuovi approcci al lavoro.  Lavora per creare, diversificare più che per competere. E’ seguace del Contrarionism. Garantisce uno “spazio” alla sperimentazione del nuovo.

Audace. Ama il rischio calcolato.

Esteta. Fa della bellezza un canone per creare positività e valore aggiunto, sia essa arte, prodotto o servizio.

Artigiano. Premia la qualità anche a discapito del costo. Difende valore.

Ecologista. Difende il suo mondo perché è proiettato nel futuro.

Contemporaneo. Conosce ed apprezza la generazione Y

Uomodonna. Pratico e resiliente, tenace e perspicace. Si concentra sulla soluzione e non sul problema. Ammette l’errore quale feedback dal quale imparare per proseguire sulla strada dell’eccellenza.

“Cade 7 volte e si rialza 8”.

Dove vive

Il Coacher vive all’interno della nostra società, tra di noi. E’ uno di noi. Inserito in un contesto ed una struttura che può essere un’azienda (anche la sua), un’organizzazione, una scuola, un ospedale, un’associazione, una Onlus.

Cosa fa

images-Persegue il vantaggio evolutivo e non più il vantaggio competitivo né tanto meno quello comparativo. Punta sulla diversità, la creazione, l’innovazione quale vantaggio che garantisce la conquista delle proprie fette di mercato sul medio/lungo termine.

-Realizza una struttura organizzativa flessibile e snella che si accompagni alla rapidità di cambiamento dell’ambiente esterno: concorrenza, mercato, società, lavoratori con i loro valori e la loro vita privata.

-Gestisce le persone sia come singoli che come team

-Ridefinisce ed innova lo stile di gestione della sua azienda ridefinendo i processi principali e fondanti del management tradizionale quali:

  1. Gestione delle informazioni
  2. Processo decisionale
  3. Definizione degli obiettivi
  4. Coordinamento e controllo delle attività
  5. Sviluppo del talento
  6. Allocazione delle risorse
  7. Coinvolgimento delle risorse umane

Gestione delle Informazioni

Le informazioni non sono più appannaggio di pochi e strumento di potere. Il Coacher promuove la diffusione e la trasparenza delle informazioni quale canale e fonte di fiducia. Quale mezzo per prendere decisioni consapevoli. Quale modo per diffondere conoscenza e raccogliere competenza ed azione.

Processo decisionale

Il processo decisionale del Coacher non si basa sulla mera gerarchia aziendale. Per lui Non è più valida l’equazione dirigente=saggio, competente, aggiornato, consapevole. Le decisioni passano attraverso i diretti interessati perché possano essere discusse e condivise. Il processo decisionale viene decentralizzato.

Definizione degli obiettivi.

Definisce gli obiettivi con il consenso di tutti coloro sui quali, quegli stessi obiettivi, impattano.

Riconosce il parere, la voce e l’opinione di tutti, cogliendo nel feedback, ricevuto, una preziosa risorsa di miglioramento continuo.

Nella fase di attribuzione di obiettivi e responsabilità passa dal principio di assegnazione del compito alla presa in carico dell’ impegno. Che significa libera scelta da parte del collaboratore di aderire alla causa perché “È il consenso che genera l’esecuzione.”

Coordinamento e controllo delle attività

Il coordinamento ed il controllo delle attività che vengono svolte dal Coacher e dal suo team sono “spontanei” nella misura in cui si punta sull’engagement delle persone, sul loro impegno libero.

Il controllo è orizzontale, è tra pari. E’ la forza dei team a fare da collante, motivatore e controllore della performance e del contributo di ognuno.

Il Coacher ha le competenze adatte per e comprendere quando il coordinamento ed il controllo dovranno rispondere a logiche di intervento direttivo, motivazionale e/o formativo.

Sviluppo del talento

Il Coacher sa che il talento si costruisce, che ciascuno di noi ha il proprio talento che fiorisce attraverso l’applicazione, l’allenamento, la disciplina ed il metodo.

Cerca il talento in ciascuno perché la persona sia nel posto giusto al momento giusto. Sia accesa per crescere e migliorare le sue competenzehard e soft

Fa si che la formazione, l’insegnamento e l’allenamento siano continui, possibili e scelti.

Lascia spazio decisionale per la sperimentazione e l’innovazione del talento.

Allocazione delle risorse

Risorsa alla sperimentazione. È la prima risorsa su cui punta. Il 10% del tempo del singolo in azienda è dedicato ad attività private di innovazione, sviluppo, idea, creazione di qualcosa che possa contribuire alla crescita aziendale

Risorsa tempo. Il Coacher è un difensore del work life balance perché sa che ne vale dell’equilibrio della persona e, quindi, del suo rendimento sul lavoro. Il massimo del coinvolgimento e dell’esecuzione dipendono dalla salute (fisica e spirituale) della persona, motivo per cui il Coacher capovolge la tradizionale ottica del controllo del tempo e dello spazio della singolo puntando invece sulla sua responsabilizzazione attraverso la libertà di scelta. La Work life balance diventa lo strumento per l’engagement, per la riduzione dei costi di turnover, per brand reputation.

Risorsa finanziaria. Riserva una quota del budget al finanziamento di progetti innovativi di spessore.

Coinvolgimento delle risorse umane

Il Coacher non motiva le risorse perché la motivazione non può essere né donata né delegata in quanto autogenerantesi.

Il Coacher sostiene la motivazione attraverso una relazione con il singolo collaboratore che sia autentica e di fiducia.

Coinvolge ragionando in termini di potenziale delle risorse e non solo di performance permettendo così una crescita ed un miglioramento continuo. Sviluppa un metodo di valutazione che faciliti anche la circolazione interna delle risorse nelle aree di loro maggiore interesse e propensione rispetto al profilo professionale.

Trasforma i collaboratori in partners quale parte integrante della filiera. Quali primi clienti dell’azienda, al pari degli stakeholders in cui interessi sono intimamente legati a quelli dei lavoratori

Sa che il riconoscimento e l’apprezzamento delle singole identità fa parte del bisogno dell’Uomo e non esita, con autenticità umiltà e rigore, a riconoscerlo al singolo collaboratore.

Il Coacher lavora per la sua squadra senza dimenticare il rapporto con il singolo. Lavora per la crescita del team verso l’autonomia e la responsabilizzazione totali.

Come lo fa

Il cambiamento che il Coacher sceglie di promuovere e realizzare all’interno del proprio contesto professionale è frutto di diversi strumenti e metodi che il Caocher mette in campo

Una relazione potenziante e di fiducia con il singolo collaboratore/partner che costruisce attraverso l’Ascolto attivo ed interessato. Il feedback e le domande efficaci che, piuttosto che fornire indicazioni e risposte, stimolano l’autoriflessione e la ricerca di risposte della persona direttamente interessata al proprio compito. Attraverso la trasparenza delle informazioni.

Il coinvolgimento che attiva intelligenza diffusa, contributo eterogeneo, facilitando la generazione di nuove idee, la collaborazione e lo scambio trasversale tra collaboratori non dimenticando di cercare sempre alternative, il piano B. Solo l’alternativa garantisce adattabilità e risposta al rapido cambiamento.

Una struttura organizzativa piatta e orizzontale dove ha piena dignità il gruppo di pari per un controllo disciplinato dai pari tra i pari.

Una definizione della mission aziendale che dichiari il significato del lavoro di ciascuno. La motivazione trascendente e “spirituale” di quel lavoro che fa sì che le persone possano cambiare per qualcosa che sta loro a cuore.

Una comunità eterogenea dove la regola è la scelta attiva e voluta dal singolo collaboratore su dove e come vuole investire il proprio tempo e le proprie capacità. È il collaboratore a scrivere la job description permettendo così di scoprire di più di lui e del suo potenziale dei suoi interessi e delle sue motivazioni. Si passa dalla mansione specializzata al flusso dinamico di lavoro.

Un’organizzazione del lavoro per progetti. Questo rende possibile la contaminazione delle competenze, il confronto dinamico e continuo tra profili diversi, evitando la sedimentazione e l’immobilismo di conoscenze e competenze.

Una rete diretta tra investitori esterni ed innovatori interni

Una redistribuzione della ricchezza interna

Il Coacher è un leader imperfetto che investe sulla crescita dell’azienda attraverso i suoi comuni collaboratori.

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Questo post ha 4 commenti

  1. RAFFAELLA ROGNONI on marzo 5, 2014 at 14:34 Rispondi

    Quali sono state le mie prime riflessioni leggendo l’articolo ? Sicuramente il desiderio di gridare a gran voce che il momento storico che stiamo vivendo è straordinario : stiamo infatti lasciandoci alle spalle un periodo molto strutturato, controllato, con sicurezze esterne a noi per ritornare in noi e poter vivere veramente in modo aperto e libero, ritrovando, manifestando il nostro vero io, contribuendo a generare bellezza, data dai nostri talenti, nel mondo. Vi siete chiesti per quale motivo questa nostra professione si è manifestata proprio ora con cosi grande forza ? …credo che un motivo sia proprio questo !
    Grazie

  2. Eva Marie on marzo 5, 2014 at 11:54 Rispondi

    Complimenti Laura.

  3. Franco Rossi on marzo 5, 2014 at 11:35 Rispondi

    Cara Laura,
    ti propongo di rileggere questo passo del tuo articolo:

    “Il Coacher sa che il talento si costruisce, che ciascuno di noi ha il proprio talento che fiorisce attraverso l’applicazione, l’allenamento, la disciplina ed il metodo.
    Cerca il talento in ciascuno perché la persona sia nel posto giusto al momento giusto…”

    Se ti affaccerai a Te stessa con lo sguardo del Coacher… allora sarà chiaro anche il Tuo Talento!

    Complimenti per i contenuti e la forma delle tue sempre interessanti e mai scontate riflessioni ;-)

  4. Antonella Frigato on febbraio 22, 2014 at 13:26 Rispondi

    Grazie Laura per il tuo contributo
    con l’augurio di Buon Volo a tutti i Coacher,
    che per (nostra) fortuna sono e rimangono soprattutto persone:
    unico, incommensurabile, prezioso e comune patrimonio dell’umanità ;-)

  5. mary on febbraio 22, 2014 at 01:45 Rispondi

    Laura..articolo interessante…letto in solo sorso :) interessante questo :

    Persegue il vantaggio evolutivo e non più il vantaggio competitivo né tanto meno quello comparativo. Punta sulla diversità, la creazione, l’innovazione quale vantaggio che garantisce la conquista delle proprie fette di mercato sul medio/lungo termine.

    -Realizza una struttura organizzativa flessibile e snella che si accompagni alla rapidità di cambiamento dell’ambiente esterno: concorrenza, mercato, società, lavoratori con i loro valori e la loro vita privata.

    -Gestisce le persone sia come singoli che come team

    -Ridefinisce ed innova lo stile di gestione della sua azienda ridefinendo i processi principali e fondanti del management tradizionale quali:

    Gestione delle informazioni
    Processo decisionale
    Definizione degli obiettivi
    Coordinamento e controllo delle attività
    Sviluppo del talento
    Allocazione delle risorse
    Coinvolgimento delle risorse umane

  6. letizia on febbraio 20, 2014 at 18:20 Rispondi

    … sai sempre esprimere concetti complessi in modo chiaro ed esaustivo!

    Ruberò qualcosa – citando sempre la fonte (!) – per qualche presentazione. Mi è piaciuto molto il concetto di ecologista al quale aggiungerei quello di eGologista. Prendendosi cura di se crea relazioni efficaci con il suo intorno… proprio ciò che sosteneva Darwin padre dell’eCologia.

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